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Conservare, rottamare o evolvere?

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Mercoledì, 10 Settembre 2014

Alla ripresa, dopo l’estate e le vacanze, vale la pena di riflettere sul futuro. Il mondo è sottosopra e sta tentando di uscire da una profonda crisi. L’Italia ne è pienamente coinvolta e vede giungere al pettine grossi nodi.

Abbiamo un sistema che non funziona più, poteri sbilanciati che prevalgono a singhiozzo gli uni sugli altri. Da anni parliamo di casta e caste, di gerontocrazia e nomenklatura e così via. In sintesi, di componenti determinanti di una società democratica e civile arroccati sui loro interessi, incapaci di guardare avanti, di portare il loro indispensabile contributo alla crescita generale.

Si è così creato un sistema dove le relazioni contano più del merito, il ricambio generazionale procede lentamente e solo per cooptazione, e il nepotismo rappresenta una pratica comune e accettata. Un sistema bloccato, nella politica, nell’economia, nelle professioni e in tante, se non tutte, le sue componenti vitali. Un sistema che non ha saputo creare i presupposti per continuare a crescere e, a fronte di una torta sempre più piccola, ha lavorato solo per mantenerla per sé. Oggi lo abbiamo capito tutti, ma da qui a uscirne ce ne passa.

Lo scontro è sempre più aspro e le due anime in campo, rottamatori e conservatori, sono ai ferri corti. Per fare un esempio, basta guardare quello in atto tra politica e burocrazia. Allora, che fare? Se prevarranno gli uni o gli altri, cambierà poco. Abbiamo invece bisogno di collaborare per cambiare e tanto, ma in modo graduale, seppure rapido e concreto. Non si ricostruisce da zero una società buttando il bambino con l’acqua sporca e azzerando tutto.

Abbiamo bisogno di obiettivi concreti e di realizzarli con chi ha competenze e capacità per farlo. Abbiamo bisogno di mettere in campo il merito, sapendo che se la società si muoverà su queste basi i migliori lavoreranno a favore della collettività. Tutti avranno spazio per esprimere i propri talenti e capacità, perché sarà il merito a guidare le scelte individuali e collettive. Abbiamo bisogno di portare la maggioranza degli italiani a collaborare per cambiare davvero.

Questo deve avvenire in politica, nelle istituzioni, nelle organizzazioni, nella società tutta. E questo lo possiamo fare solo collaborando davvero e dando spazio a chi ha potenzialità e merito per farci crescere.

Molti sono comunque i manager che già oggi lo fanno in azienda, anche se magari non fanno notizia, e noi stiamo aiutando questo cambiamento culturale con varie iniziative.

Il progetto InterAgeing per favorire collaborazione, scambio e passaggio generazionale e di competenze in azienda, l’affiancamento di giovani laureandi a dirigenti affermati per vivere il mondo del lavoro e la professione manageriale.

Da ultimo, il supporto alla Youth Guarantee, portando manager in attività e non ad aiutare oggi saper collaborare dentro e fuori l’azienda è indispensabile per competere i giovani nell’orientamento al lavoro e a fare da tutor nell’apprendistato qualificato e nelle iniziative imprenditoriali. Insomma, prove tecniche e se volete minimali, ma reali, di quella collaborazione che tutti dobbiamo mettere in campo per evolvere.

Pensate che siano pie illusioni? Ma questo è oggi un must anche nei mondi più cinici quali quello aziendale. Oggi saper collaborare dentro e fuori l’azienda è indispensabile per competere e un metro di misura delle performance di tutti.

Oggi, i top manager delle principali aziende mondiali sono valutati anche nella capacità di far crescere una squadra valida, di crearsi un ricambio. Insomma, di guardare lontano e lavorare perché l’organizzazione possa continuare a esistere e al meglio. È così che si è evoluto il mondo sino a oggi, è così che dobbiamo ripartire.

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DENTRO E FUORI L'AZIENDA

E' INDISPENSABILE PER COMPETERE

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