Coraggio e visione

Pare che grazie a Mario Draghi e alla Bce l’Europa sia riuscita, speriamo definitivamente, ad attivare una vera difesa della sua moneta e del debito dei suoi Paesi dagli attacchi speculativi. L’Italia, che nel frattempo ha recuperato credibilità e credito con pesanti sacrifici dei cittadini, si trova prigioniera di una pericolosa deriva. L’economia è in calo, così come lo sono fatturati e consumi. Il debito, o meglio il rapporto debito/Pil, al momento sotto controllo, rischia di riprendere a crescere per il consistente calo del denominatore (Pil), vanificando così gli immani sacrifici fatti per tenere sotto controllo il numeratore (debito). Ma, ancor peggio, stanno venendo al pettine trent’anni di politica industriale inesistente e/o errata. Sempre più grandi aziende mostrano di non saper più stare sul mercato e tantissime piccole chiudono senza clamore, ma con danni ancora più consistenti per lavoratori, famiglie e il Paese intero.

Mario Draghi © GettyImages

Mario Draghi

Insomma, la fase due, quella della crescita dopo il rigore, che il governo Monti sta tentando di lanciare, ha bisogno di molto più di quello che si è percepito sino a oggi. C’è bisogno di coraggio, per continuare a tagliare l’eccessiva spesa pubblica improduttiva. Per avere finalmente una Pa con molti meno sprechi, e sarebbe già tanto, ma anche capace, grazie a riorganizzazione, digitalizzazione e snellimento del suo ambito d’azione, di essere un reale volano alle attività produttive. Per chiudere con il passato e con situazioni industriali che non hanno futuro e non farebbero che drenare risorse invano. Certo, ci vuole il coraggio di farlo senza se e senza ma. Subito e bene. Bisogna smetterla di gettare soldi pubblici. Ma non basta, è inconcepibile chiudere le troppe situazioni insostenibili senza pensare a cosa fare delle persone coinvolte, sarebbe ingiusto e non farebbe che aggravare una situazione già tragica. Ci vuole visione per individuare su quali settori puntare. Settori ad alto valore aggiunto e produttività, nei quali possiamo avere o trovare vantaggi competitivi. Ci vuole la lungimiranza di togliere professionalità e risorse da settori e aziende in declino irreversibile e garantire reddito a lavoratori e famiglie avviando processi di mobilità, riqualificazione ecc. quale miglior tutela dei lavoratori e dell’economia.
Lo Stato può e deve sostenere i costi della ristrutturazione favorendo al contempo la nascita di nuovi sbocchi per aziende e lavoratori. Certo, nulla è facile e non è lontanamente pensabile che lo Stato ricominci a fare impresa. Ma si possono e devono tagliare spese e investimenti improduttivi nella Pa, ma anche nel privato (soprattutto quello sostenuto dallo Stato con incentivi a pioggia). Favorire l’aggregazione tra Pmi e una maggiore e migliore gestione manageriale delle aziende e dell’economia. Così facendo, potremmo destinare le scarse risorse in modo capace di darci un futuro. Potremmo anche recuperare risorse e destinarle in parte ad abbattere l’eccessiva fiscalità e il debito. Anche perché notevole potrebbe essere il miglioramento dell’attrattività del Paese verso investimenti interni ed esteri.
Di questo abbiamo bisogno per riprendere a vedere un futuro più roseo, di avere il coraggio e la visione per intraprendere nuove strade, perché quelle attuali sono spesso senza sbocco. L’Italia ha nei giovani, nelle donne e in tutti i suoi lavoratori e cittadini un patrimonio di intelligenza e conoscenza che unito a quello naturale e culturale può e deve essere la base per un vero rilancio. Ma servono coraggio e visione. Subito!

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Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

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