Dalla Green economy alla Green society

Abbiamo passato uno degli agosti più “dark” di tutti i tempi. Tra timori di default, pericoli di double dip, borse a picco e inconsistenza della politica. La ciliegina sulla torta è poi arrivata con la (famosa ) manovra, che non attua veri e non più rimandabili tagli a spese improduttive e privilegi, e non contempla alcuna seria misura per il rilancio dell’economia e del Paese. Per uscire da questa impasse, non ci sono ricette facili, ma è chiaro che dobbiamo riprendere il filo della crescita aumentando liberalizzazioni e concorrenza e soprattutto avendo un’idea chiara di quali sono i settori su cui puntare. La green economy, per esempio (cui non a caso è stato dedicato questo numero), è legata a doppio filo a un altro settore chiave per il nostro futuro: il turismo. E infatti, per un Paese che vuole preservare e migliorare le tantissime bellezze artistiche, culturali, paesaggistiche, la tutela dell’ambiente è il punto di partenza.

-

Ma la Green economy è molto di più: è un poderoso driver che si inserisce in tantissimi settori e che potrebbe fare da volano per lo sviluppo di innovazioni tecnologiche tali da creare ampi vantaggi competitivi. Non ho mai capito, per intenderci, perché il Governo italiano non abbia fatto un patto con Fiat (anche per scoprire le vere carte di Marchionne). E se Fiat è davvero in possesso di tecnologie innovative per un’auto a bassi consumi ed ecologica, come sembra aver intuito Obama, perché non offrirle condizioni utili per lo sviluppo e la diffusione (con normative più stringenti che portino il mercato italiano a diventare il pioniere del trasporto verde) in cambio della permanenza della testa dell’azienda in Italia e dello sviluppo di un’attività di ricerca su questi temi che possa andare anche a vantaggio di tanti altri settori.
Non bisogna certo essere veggenti per capire che la Green economy porterà in futuro un grosso valore (aggiunto). Una sostenibilità che non riguarda solo la natura e l’ambiente, ma entra a pieno titolo anche nel futuro degli individui in un mondo che dovrà essere sempre più capace di coniugare, in ogni campo, risorse scarse con accesso al benessere di fette maggiori di popolazione. Peccato che la manovra che ci stanno proponendo (mentre andiamo in stampa) rischia di “ridurre al verde” tutti gli italiani e, come si è detto da più parti, di penalizzare “i soliti noti” che pagano le tasse. E noi dirigenti siamo vergognosamente (quasi) i soli a dichiarare un reddito che supera i 90 mila euro. Ma se il Paese è chiamato a fare dei sacrifici, li devono fare tutti in proporzione a redditi e patrimoni reali e non a quelli “dichiarati allo Stato”. In ogni caso, non saremo certo noi a tirarci indietro. È davvero venuto il momento di ricostruire una società sostenibile nel suo complesso, capace di premiare il merito, la concorrenza reale e leale, fatta da cittadini che abbiano un vero senso dello Stato e si sentano orgogliosi di contribuire al bene comune. Diamo opportunità e futuro ai giovani, alle donne, a tutto il Paese. Ritroviamo capacità e competenza in politica, in economia e nella società. La scelta “verde” può essere certamente uno dei driver della crescita economica, ma è l’intera società che dovrebbe diventare “green”. È questo il presupposto di una vera svolta. Allora puntiamo sulla Green economy, ma soprattutto sulla “Green society”.

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.

Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

Archivio