Ennesima manovra irresponsabile. Fino a quando?

Giulio Tremonti © GettyImages

Valutando con attenzione l’entità e l’impatto delle misure previste nella manovra finanziaria straordinaria 2011-2014 ci si rende conto che, ancora una volta, i sacrifici colpiscono soprattutto i contribuenti onesti. Come i pensionati del ceto medio, a cui verrà bloccata per due anni la perequazione, o come tutti i cittadini e lavoratori onesti che vedranno aumentare il costo della sanità (ticket) e le tasse (eliminazione detrazioni). Chi si nasconde al fisco sarà toccato solo in minima parte o per nulla, grazie a esenzioni per reddito basso.
I doverosi e urgenti tagli ai costi sproporzionati, agli sprechi e ai privilegi della politica sono nuovamente rimandati a un futuro indefinito, così come le riforme indispensabili per rilanciare il Paese, da quella del fisco a quella degli ordini professionali, dal mercato del lavoro alle liberalizzazioni. Per non parlare della riforma fiscale e della diminuzione delle tasse per lavoratori e imprese.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a una mancata assunzione di responsabilità da parte della nostra classe politica, in particolare dell’esecutivo, che continua a trattare i cittadini come se non avessero una testa pensante. Nella programmazione della manovra, purtroppo, si è scelto di tenere in vita un sistema inefficace e inefficiente, corrotto, autoreferenziale, utile solo a chi lo gestisce, ma del tutto inutile e iniquo per la maggioranza degli italiani. Anziché elaborare un disegno politico in grado di raggiungere – oltre al pareggio di bilancio che l’Unione europea ci richiede – anche la ripresa della crescita, si è preferito tagliare con la scure le spese laddove sembra più facile reperire risorse.
Perché questi politici – di ogni colore, del presente e del passato – eletti a rappresentare gli interessi della collettività non hanno il coraggio di fare scelte davvero utili per tutti, travalicando il consenso delle clientele che garantiscono il loro potere? Perché non agiscono con trasparenza e indipendenza, lasciando da parte le pretese dei potentati e cercando, invece, di ridistribuire le risorse a disposizione con l’obiettivo di rafforzare l’equità sociale e il senso civico? Perché non sono capaci da anni di vedere e disegnare un futuro per il Paese?
Come rappresentante di una categoria troppo spesso indicata come privilegiata e non abbastanza riconosciuta per l’impegno e lo sforzo con cui contribuisce al benessere del Paese credo sia doveroso ricordare l’importanza del valore della collettività. Un valore che deriva dal principio costituzionale di eguaglianza e che non è, oggi, pienamente perseguito. È tempo che tutti, a partire da chi dovrebbe dare l’esempio, partecipino secondo le proprie possibilità al miglioramento di questo Paese. Dobbiamo debellare l’indifferenza verso questo e verso gli altri doveri costituzionali, attualmente rispettati solo da chi non può esimersi dal farlo. Noi, come associazione professionale e come singoli manager, siamo all’opera per farlo. E siamo sicuri di avere nella business community e nella società validi alleati per raggiungere l’obiettivo.

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Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

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