Il management? Questo sconosciuto

Di fronte a un’economia in continuo cambiamento, per competere servono innovazione, nuove tecnologie, presenza nei settori e nelle reti a più alto valore aggiunto, condivisione e collaborazione, organizzazione manageriale avanzata, e sistemi di governance che massimizzino la sinergia tra imprenditori e manager, tra proprietà e gestione delle imprese.
Ebbene, da noi tutto questo c’era poco prima della crisi e ancor meno c’è oggi, visto che stiamo assistendo a un ulteriore indebolimento della managerialità del nostro sistema. Già abbiamo detto dei dirigenti, che in un tessuto povero, sono in calo. Ora, grazie a una grande indagine di Manageritalia su quasi 6 mila quadri, possiamo trarre le stesse conclusioni anche per il middle management. Questo, infatti, seppure sia numericamente in aumento e si configuri come un manager a tutto tondo, in moltissimi casi, soprattutto quelli riferibili ad aziende con governance familiare – modello prevalente nel nostro Paese – non ha deleghe e poteri necessari per svolgere il proprio ruolo. Una situazione comune anche a molti dirigenti. Quindi, se sono solo 42 mila, le aziende che in Italia hanno un manager, dirigente e/o quadro, riconosciuto a livello contrattuale, ancora meno sono quelle che puntano su valore e ruolo della cultura manageriale.

© iStockPhoto.com/Johnny Greig

È un problema di costo? No, per nulla. Basti pensare che la retribuzione lorda media annua dei quadri è di 55 mila euro, che più di un terzo di loro supera gli 80 mila e che il minimo contrattuale dei dirigenti è di 54 mila euro. Quindi, non è certo questo il freno a che un’impresa passi un quadro a dirigente.
I soldi sono spesso un alibi per nascondere un problema culturale dei nostri imprenditori: non voler condividere e/o delegare la gestione a manager veri.
Infatti, dall’indagine emerge che solo metà delle aziende ha formalizzato al momento dell’assunzione cosa si aspettava dal quadro: competenze, ruolo, obiettivi, responsabilità, percorsi formativi e di carriera. È, quindi, evidente l’obbligo per le imprese di far proprio il valore della cultura manageriale e di ripensare alla centralità delle persone non come costo, ma come valore e opportunità di crescita.
La ricerca conferma inoltre che i quadri sono manager a tutti gli effetti, molti dei quali potrebbero rientrare nel livello dirigenziale. Manager con solide basi – visto che il 65% ha una laurea e quasi il 15% anche un master – e con un’importante presenza femminile di circa il 30%.

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I SOLDI SONO SPESSO UN ALIBI PER NASCONDERE UN PROBLEMA DEI NOSTRI IMPRENDITORI

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Insomma, un middle management valido e indispensabile alle nostre aziende, anche alle pmi, per competere con maggiori opportunità, che dichiara ad ampia maggioranza di avere un ottimo rapporto con i dirigenti, quando ci sono. Un management, quindi, che ad ogni livello ha una diffusa consapevolezza della necessità di lavorare in team, condividere obiettivi e responsabilità, creare un clima collaborativo e sviluppare una cultura organizzativa e aziendale capace di generare innovazione, collaborazione e sviluppo di reti con tutti gli stakeholder e, quindi, competitività. Un management che sta pagando sulla sua pelle la crisi in atto: visto che nei due terzi delle aziende si sono effettuate ristrutturazioni e nel 34,5% dei casi si è cambiato il top management e nell’8,4% si pensa di farlo. Un dazio che per l’ampia maggioranza comporta più stress, più lavoro e più tensioni con i colleghi. Che nella metà dei casi richiede sempre più spesso di cambiare: nuove competenze, più flessibilità, più mobilità. Che offre a chi le sa cogliere, come dice poco più di un terzo dei quadri intervistati, anche nuove opportunità: attività più stimolanti, più rilevanza ruolo e più opportunità e crescita professionale.
Un film che ci racconta come stia cambiando il lavoro e l’organizzazione aziendale, che ci propone un management pronto a cavalcare i cambiamenti in atto e a trascinarci fuori dalla crisi se solo glielo lasciassimo fare.

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Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

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