Interaging, giovani e senior insieme per il futuro

L’Italia s’è desta e abbiamo giovani e nuovi soggetti che scalpitano in Parlamento, ma pare che tutta questa energia, innovazione e buona volontà abbia come risultato l’ingovernabilità. Forse è il caso che cominciamo a gestire il patto intergenerazionale. A partire dalle aziende. Perché, secondo i dirigenti intervistati da Manageritalia, solo il 14% di quelle italiane ha politiche di gestione del passaggio generazionale, appena il 15% pensa di introdurle e il 71% non si pone il problema.

© iStockphoto.com/Jacob Wackerhausen

Oggi si parla tanto di giovani che non hanno spazio e meno giovani che non ne danno. Ma come stanno le cose in azienda? Lo abbiamo chiesto a un campione rappresentativo di italiani che lavorano (600 italiani occupati tra 15 e 64 anni, Gfk Eurisko per Manageritalia) e di manager in attività (829 dirigenti privati, AstraRicerche per Manageritalia) e la realtà che emerge è migliore di quanto si pensi. Per l’allungamento dell’età pensionabile e la difficile situazione del mercato del lavoro, la stragrande maggioranza degli italiani è preoccupata (88%), poco meno i manager (77%). Che fare? Per gestire questa impasse puntano su soluzioni a livello di sistema, sull’impegno delle aziende per favorire produttività e permanenza al lavoro a tutte le età, su un aiuto da parte dei sindacati/associazioni professionali fornendo servizi utili e soluzioni a livello contrattuale. Non manca una forte autoresponsabilizzazione, evidenziata dalla necessità e volontà di mantenersi professionalmente validi. Per gli italiani e i manager gli over 60 non sono da rottamare. Per questi lavoratori si pensa a un impegno meno elevato in quantità (85% e 75%), ma si crede che una valida organizzazione del lavoro permetta di conciliare produttività e benessere di dipendenti e aziende a tutte le età (80% e 88%). Si afferma che pensare che il senior sia meno produttivo è frutto di una concezione arcaica del lavoro (63% e 87%). L’ampia maggioranza ritiene però che si debba legare parte della retribuzione a merito e risultati raggiunti (59% e 79%). Per italiani e manager i giovani che hanno conosciuto sul lavoro non sono choosy, per la maggioranza hanno voglia di imparare e fare sacrifici, e sul lavoro sono rispettosi dei più anziani. Insomma, non c’è astio generazionale.
Seppure la maggioranza degli italiani intraveda una lotta intergenerazionale in azienda (68%), negata invece dai manager (solo il 32% lo pensa).
E qui entrano in gioco i dirigenti. Gli italiani, una volta vicini all’età pensionabile, sarebbero disposti ad accettare un incarico di tutor verso i giovani (93% italiani, 95% manager) e/o un part time, con contribuzione pensionistica piena, che includa il tutoraggio (70% e 84%). Meno gettonate le ipotesi di riduzione volontaria di orario e retribuzione (44% e 68%) o di un pensionamento anticipato (32% per entrambi). Da qui la proposta di Manageritalia per gestire l’interaging in azienda che si basa su due opzioni: la staffetta (trasformazione volontaria del rapporto di lavoro del senior in part time, con contribuzione pensionistica del full time, e inserimento in azienda di un giovane al quale fare da tutor) e il variabile (blocco della retribuzione fissa del senior e rafforzamento della parte variabile legata ai risultati e al lavoro di tutor e contestuale inserimento di un junior in apprendistato). Ma visto che tra il dire e il fare c’è di mezzo il nostro futuro, siamo al lavoro per fare informazione e cultura su tutti, soprattutto sui manager, che devono essere i primi promotori e portatori sani di questo cambiamento.

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Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

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