Jobs act, act now

Il Jobs Act è legge e impatterà su tutti gli attori del mondo del lavoro. L’effetto dipenderà da come il Governo eserciterà la delega, in bianco, su: ammortizzatori sociali; servizi per il lavoro e politiche attive; semplificazione delle procedure e degli adempimenti; riordino delle forme contrattuali; tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e lavoro. Insomma, comunque vada, cambierà il mercato del lavoro e la regolazione dei rapporti che lo animano. Ci siamo arrivati con un dibattito molto ampio, troppo spesso ideologico, necessario per giungere a una sintesi equilibrata tra garanzie ai lavoratori e flessibilità alle imprese. Un vero cambiamento o lo smantellamento dei diritti? Lo sapremo solo dopo aver visto i decreti.

Matteo Renzi © GettyImages

Uno degli aspetti chiave da riformare è il coordinamento delle politiche attive e passive e la loro forte integrazione. Oggi l’Italia spende circa 26 miliardi di euro per politiche del lavoro: 20 per quelle passive, 5 per quelle attive e solo 500 milioni per servizi (lo 0,03% del pil). Risorse troppo scarse, che vanno aumentate e migliorate per destinazione, qualità e utilizzo. Anche il personale dedicato è insufficiente a fronteggiare il crescente numero di richieste (solo uno ogni 200 disoccupati). È, quindi, indispensabile che, rovesciando l’impostazione finora adottata dai vari governi, il Jobs Act investa sulle politiche attive con un insieme organico di servizi alla persona e al lavoro.

C’è poi il problema delle competenze , che incide non poco sull’efficacia ed efficienza delle azioni. Troppi e poco sinergici gli attori in campo. Se non si vuole intervenire dal punto di vista costituzionale, occorre un forte accordo politico Stato/Regioni, pena l’inefficacia dell’intero processo di riforma ed evoluzione del sistema dei servizi. È, infine, molto importante dare piena attuazione alla legge delega anche per quanto riguarda la creazione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione partecipata da Stato, Regioni e Province autonome, che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali.

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L’EFFETTO DELLA LEGGE
DIPENDERÀ DA COME IL GOVERNO
ESERCITERÀ LA DELEGA

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L’Italia ha bisogno che il sistema sia potenziato aumentando il numero degli operatori, adeguando qualità e quantità dei servizi offerti. Solo circa il 3% del totale dei dipendenti occupati in un anno ha ottenuto il lavoro tramite i centri pubblici per l’impiego. La realizzazione dell’Agenzia richiede interventi complessi dal punto di vista normativo, ma ancor più nel funzionamento delle strutture organizzative che erogano i servizi pubblici per il lavoro, favorendo anche la collaborazione con le agenzie private, con l’obiettivo di intercettare le reali esigenze del mondo produttivo. Anche l’attuazione della Garanzia Giovani ha reso ancora più evidente l’incapacità di molte Regioni di gestire le politiche attive del lavoro, dando prova di un sistema parcellizzato e disgregato di azioni e competenze. E l’Agenzia per il lavoro deve prevedere sezioni riservate alle alte professionalità, sempre più necessarie per competere.

Sarà importante concentrare le risorse, comunque scarse, per favorire la competitività delle imprese e del sistema. Per questo abbiamo chiesto una replica delle formule d’incentivo alle imprese che, come “Manager to work” e la legge 266/97, favoriscono la competitività delle pmi attraverso la managerialità. In ogni caso il sistema deve essere in grado di reperire risorse anche a livello contrattuale, come abbiamo da tempo fatto noi inserendo le politiche attive nel contratto nazionale dirigenti del terziario. La crisi può rappresentare un’opportunità per riformare il mondo del lavoro secondo modelli non solo più giusti, ma anche più efficienti. In ogni caso, la riforma portata dal Jobs Act, anche se attuata al meglio, non porterà automaticamente più occupazione. Serve e subito una fase di investimento e sviluppo, la sola che può portare alla crescita occupazionale e dei redditi, supportata da politiche economiche adeguate e da un mercato del lavoro che garantisca opportunità a chi vuole mettersi in gioco.

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Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

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