No manager, no (ri)party

© Istockphoto.com/blueclue

Alcuni recenti studi hanno evidenziato che le imprese con le migliori performance di crescita degli ultimi anni sono state spesso accomunate dall’inserimento di figure professionali altamente qualificate, talora guidate da investitori nazionali o esteri che sono stati capaci di sviluppare il potenziale di business attraverso un’adeguata pianificazione e gestione manageriale. Lo sviluppo di adeguate competenze e professionalità da un lato, l’inserimento di figure specialistiche e manageriali dall’altro, rappresentano le possibili risposte alla disoccupazione giovanile e fanno fronte a un’esigenza di rinnovamento delle proprietà familiari.

Queste parole non sono mie, anche se sono concetti che esprimo da anni a più non posso, ma sono tratte dalla Relazione annuale del Garante delle micro, piccole e medie imprese (Mpmi), trasmessa recentemente al presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Insomma, se mai ce ne fosse bisogno, un’ulteriore conferma al fatto che il management è oggi prioritario per competere, per far crescere le imprese, soprattutto le piccole e medie imprese che non hanno management esterno alla famiglia, l’economia e il sistema. I dati confermano e amplificano questa necessità. Infatti, i dirigenti sono oggi in Italia nel settore privato pochi (1% dei lavoratori dipendenti) e molti meno che nel resto d’Europa (3% in Francia e Germania) e questo dipende soprattutto dalla loro scarsissima presenza nelle pmi e imprese familiari.

Basti pensare che, a fronte di un’ampia presenza di imprese familiari (l’80% circa) come nel resto d’Europa, da noi queste hanno nel 66% dei casi management appartenente solo alla famiglia, contro una percentuale molto più bassa altrove (35% in Spagna, 28 in Germania, 26% in Francia e 10% in Gran Bretagna). Chiaro che da noi servano più manager esterni. E dobbiamo farlo in fretta e bene se, come titola la relazione del Garante, Riparte dalle pmi innovative e internazionalizzate la ripresa economica, aggiungendo poi anche la costituzione di reti di impresa come veicolo per sopperire al nostro nanismo, non solo dimensionale. E per guardare all’estero, oggi un must per crescere, servono manager con esperienza internazionale, che una recente ricerca della Banca D’Italia evidenzia essere meno presenti da noi che in altri Paesi. Ma vi assicuro che ce ne sono oggi tanti privi di un incarico. Quindi, facciamo crescere l’esperienza internazionale dei nostri manager – è un nostro impegno da anni – ma sfruttiamo quelli che già l’hanno.

Il Garante delle pmi nella sua relazione chiede anche che gli incentivi ad assumere un manager da parte delle piccole e medie imprese (società sotto i 250 dipendenti), siano riproposti e ampliati. Perché manager in aziende che non ne hanno o manager che diventano imprenditori, sviluppando start up innovative, tecnologiche o tradizionali, sono modalità diverse per non sprecare professionalità e opportunità di crescita per il Paese. Bene, facciamolo. E sempre di più.

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.

Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

Archivio

Blog più letti