Non possiamo fare a meno dell’Unione

Parlamento europeo © Getty Images

Ma l’Europa oggi c’è o non c’è? A guardare certi aspetti, quelli economici e della business community, direi di sì. Sicuramente migliorabile, ma c’è eccome ed è sotto gli occhi di tutti. Tanta della nostra economia, anche il turismo, si basa sull’Europa . Tantissimi di noi, magari quelli come i manager nelle professioni più alte, per lavoro ormai non fanno differenza nel partire per qualche città italiana o europea o a viverci per prolungati periodi di tempo. Ancora di più sono quelli che con l’Europa ci lavorano da remoto, dall’Italia, ma quotidianamente hanno a che fare con colleghi, clienti e aziende continentali.

Pensiamo che gli scambi commerciali, import ed export, dell’Italia sono pari a circa 410 mila milioni con i Paesi Ue, contro i 340 mila di quelli extra Ue. Che dei quattro milioni di italiani che hanno la cittadinanza e vivono all’Oltreconfine, due milioni sono in Europa. Da un’indagine Manageritalia di qualche anno fa risulta che il 95% dei dirigenti va all’estero per lavoro annualmente e il 40% ci va almeno una volta al mese, il 72% di questi in Europa. E potremmo continuare così...

C’è di più. Quando quotidianamente parlo con i nostri manager, l’Europa è sempre ben presente. Perché ormai è il loro mercato locale, il luogo dove tessere alleanze, il riferimento per trovare appoggio, non solo normativo, per entrare e stare con pari diritto sui mercati più lontani.

Imprenditori e manager e tantissimi, se non tutti, di quelli che fanno parte dell’Italia produttiva non ci chiedono sicuramente meno Europa . Ne chiedono di più, con poche, chiare e comuni regole che permettano uno sviluppo ancora maggiore del mercato, della concorrenza e della crescita. Che creino, insomma, l’ecosistema che serve per competere sui mercati globali, perché è li che si gioca la partita. Una partita che sottende anche e soprattutto la crescita sociale.

Né meno Europa ci chiedono i giovani . Tanti sono ormai usi viverla alla fine degli studi con l’Erasmus, andandoci a lavorare per trovare quello che qui non trovano, le opportunità, e/o nelle loro vacanze. Si sentono e si vivono europei e lì vedono il loro futuro.

Ecco perché non possiamo più fare a meno dell’Europa, perché l’Europa siamo noi e soprattutto sarà il nostro futuro, nel bene o nel male. Tanto vale che cerchiamo di costruirla meglio. Ma dobbiamo metterci del nostro (non delegare come sempre “al buio” tutto agli altri), facendoci un’idea di quello che ci serve davvero e lottare perché chi può e deve lo faccia. E chissà che questo non serva a rimettere in sesto anche l’Italia e il nostro futuro.

Perché, ricordiamoci, da quando abbiamo posto le basi per creare l’Europa ne è passata di acqua sotto i ponti, soprattutto sono passati anni di prosperità e di crescita. In linea con gli ideali che mossero i padri fondatori: pace, unità e prosperità.

Forse non ce ne rendiamo conto, ma ci ha dato democrazia, diritti e libertà e anche il mercato unico e la libera circolazione di merci, servizi e persone . Sino ad arrivare all’euro e ai giorni nostri. Certo, tante sono le cose non fatte o carenti. Non c’è una vera politica comune, neppure leggi e norme, e forse proprio questa carenza politica, spesso voluta per non perdere potere, ha fatto vivere a tutti i cittadini l’Europa come lontana e “contro” il loro interesse. E a volte lo è stata e lo è davvero. Spesso conosciamo solo i risvolti negativi (per esempio le frodi sui fondi europei) che ci sono e non quelli positivi che sono molti di più.

Ma qualcuno pensa che in un mondo ormai globale possiamo prenderci la nostra fetta di crescita e sviluppo economico e sociale soli e in ordine sparso? No, saremmo spazzati via e privi di ogni possibilità reale di incidere sul futuro del pianeta. Allora stare insieme serve ed è indispensabile . Dobbiamo solo decidere come . E per farlo serve che tutti o tanti italiani ed europei sappiano di più di quello che è e potrebbe, dovrebbe essere la nostra “Unione”. Serve più informazione e condivisione del nostro stare insieme. Serve imporre alla politica di tornare alta e darci quello che occorre per farla davvero l’Europa, una volta per tutte.

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Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

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