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Perequazione ed evasione, dal diritto al merito

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Giovedì, 04 Giugno 2015

Manageritalia e Federmanager hanno sostenuto la causa di quel pensionato – nostro associato ed ex dirigente Standa che prende 1.600 euro netti al mese – che ha ottenuto ragione dalla Corte Costituzionale sull’illegittimità del blocco della perequazione. Siamo contenti, perché abbiamo difeso 5 milioni di pensionati, tutti quelli che percepiscono più di 1.400 euro lordi al mese, il diritto e lo Stato, lo Stato di diritto e tutti gli italiani che credono che le leggi e i patti tra cittadini e istituzioni vadano rispettati.

Busta-soldi © AndreyPopov/iStock/ThinkStock

Si dice che non ci sono soldi, dobbiamo fare sacrifici, i giovani avranno meno e via dicendo. Ne siamo consci, ma non possiamo sempre e solo “punire” chi ha redditi medio-alti, pensionati o lavoratori che siano. La Costituzione prevede universalità dell’imposizione fiscale e uguaglianza dei contribuenti. Siamo sicuri che quelli che in Italia dichiarano una pensione e un reddito sopra i 50-100 mila euro lordi l’anno siano “ricchi” e, soprattutto, siano gli unici a guadagnare quelle cifre? No, siamo sicuri che ci siano tanti altri che guadagnavano e guadagnano quello e molto di più senza dichiararlo, evadendo tasse, contributi previdenziali e il loro dovere di cittadini. Vogliamo dare una mano a chi ha davvero bisogno, ai pensionati e a quelli che realmente prendono e hanno poco o nulla? Chi prende e dichiara certi redditi da sempre partecipa in modo proporzionale alle imposte che servono allo Stato per funzionare e da tempo questa proporzione è diventata esponenziale, proprio e solo per loro. Abbiamo fatto e faremo ancora il nostro dovere, ma prima c’è altro da cui attingere. Perché continuare a colpire sempre i “soliti noti”, rendendo insostenibile oggi in Italia guadagnare un reddito più che decente e meritato? Perché non colpiamo evasione, corruzione e spesa pubblica improduttiva?

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SERVE CAMBIARE REGISTRO,
NON MODIFICARE REGOLE
A PIACERE E SENZA
COERENZA CON IL DIRITTO

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La spesa è fatta di pensioni, che pesano per il 28%, ma non solo di quello. C’è tanto altro di improduttivo, prima di continuare a chiedere sacrifici a chi ha versato contributi e tasse e oggi ha una pensione dignitosa. C‘è chi evade, facendosi beffa di chi lavora, di tutti noi e dello Stato, che poi siamo noi. Chi corrompe o si fa corrompere, lo Stato che non taglia spesa improduttiva, sprechi e privilegi. Vogliamo perseverare nel bistrattare e demonizzare chi guadagna con merito e contribuisce professionalmente a sostenere l’economia e le entrate dello Stato? Vogliamo consolidare l’idea che in Italia non c’è alcuna certezza del diritto e delle leggi, che a ogni piè sospinto tutto può cambiare e le regole non valgono, se non per l’impunità di chi le infrange sempre e comunque? Già le aziende estere non investono da noi perché tutto cambia continuamente e in modo retroattivo. Vogliamo rompere per sempre il patto tra Stato e cittadini sulla certezza della pensione, anche e soprattutto per chi oggi ancora lavora, e sul dovere (qualcuno direbbe “piacere”) di pagare le tasse e i contributi senza passare per fesso?
Se non vogliamo che la fuga dei “cervelli”, giovani o meno, di quelli che più meritano e più possono dare al Paese, a fronte di retribuzioni decorose e meritate e non “criminalizzate”, diventi prassi dobbiamo cambiare registro. Non cambiare le regole a piacere senza alcuna logica e coerenza con il diritto, senza mai rottamare evasione, corruzione e spesa pubblica. Quindi, lo Stato faccia il suo dovere, amministri e regoli la vita in modo equo e solidale. Ma ridiamo spazio, diritto e valore a chi merita e questo merito lo mette al servizio suo e di tutti. Solo su queste basi il Paese può ritornare a crescere e i giovani a lavorare, secondo regole certe, per costruire il loro e il nostro futuro. Sapendo di poter crescere davvero e salire su un ascensore sociale cha funziona, non è truccato e premia il merito.

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