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Più competenze per crescere

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Lunedì, 02 Novembre 2015
Libro © iSt ockphoto/ RG-vc

Tra le cause della mancata crescita dell’Italia negli ultimi decenni c’è sicuramente anche lo scarso livello di formazione o, ancor meglio, di competenze. Infatti, la crescita economica di un Paese è fortemente correlata al livello di competenze misurato su studenti e adulti, più che al numero di quanti terminano gli studi superiori e universitari. E noi, sia nel primo che nel secondo caso, siamo messi male.
Questo dicono le ricerche internazionali presentate recentemente dal professor Daniele Checchi (docente di Economia del lavoro all’Università Statale di Milano) al convegno Food4minds organizzato da Manageritalia. Insomma, nella formazione conta più la qualità che la quantità, anche se un elevato tasso di istruzione superiore e universitaria è la condizione necessaria, ma non sufficiente.
Nello specifico emerge anche che chi fa training on the job ha livelli di competenza più elevati, al contrario chi sceglie un indirizzo professionale già nella scuola secondaria ha livelli di competenza più bassi. Premianti in termini di competenze risultano anche l’accountability (per esempio attraverso esami centralizzati) combinata con l’autonomia gestionale delle scuole e la frequentazione della scuola materna. Alcuni di questi must sono peraltro contenuti ne La buona scuola, la recente riforma proposta dal governo.

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AI GIOVANI CHE ENTRANO
IN AZIENDA MANCANO
LE SOFT SKILL
NECESSARIE AL MONDO
DEL BUSINESS

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Di questa necessità di migliorare il sistema formativo sono consci i manager, che da anni ci sollecitano come loro organizzazione di rappresentanza a fare qualcosa per chiudere il profondo gap tra il livello di formazione e competenze dei giovani che entrano in azienda e le esigenze del business attuale.
Un grido d’allarme confermato dalla recente indagine di AstraRicerche per Manageritalia, effettuata a settembre 2015 su un campione di quasi 1.200 dirigenti italiani del settore privato. Sintetizzando, possiamo dire che i manager intervistati bocciano il sistema formativo italiano . Perché ritengono che la scuola tricolore non sia meritocratica, non premi, valorizzi e metta in evidenza le qualità degli studenti migliori (68%). Una bocciatura che si amplia pensando che il 40% degli intervistati nega che prepari i giovani in modo valido, secondo le necessità del mondo del lavoro. Dicono anche che serve più dialogo tra il mondo della Scuola/Università e il mondo del lavoro per seguirne meglio le esigenze (98%), maggiore qualità dei docenti, anche tramite nuovi criteri di selezione (98%) e aggiornamento e qualificazione (97%). Chiedono inoltre maggiore riconoscimento anche da parte degli italiani del ruolo e dell’importanza del sistema formativo (96%).
Dei giovani entrati in azienda negli ultimi anni bocciano, giudicandole inferiori alle attese, soprattutto le soft skill realizzative – proattività, imprenditorialità, gestione del tempo e organizzazione e capacità di decidere – (82%), quelle relazionali e manageriali – capacità di relazione, dialogo, confronto, lavoro di gruppo ecc. – (79%) e quelle cognitive – analisi, sintesi e problem solving (77%). A seguire giudicano sempre insufficienti le competenze linguistiche (75%), la cultura in generale (68,9%) e le competenze digitali estese – capacità di capire la tecnologia e soprattutto il suo funzionamento, non solo di usarla (59,4%).
Proprio per questo, come siamo soliti fare, abbiamo pensato di cominciare a proporre qualche soluzione. Da qui nasce il progetto Food4minds presentato recentemente da Manageritalia. Un’iniziativa che, nella sua fase pilota, vede già due scuole e due imprese lavorare insieme. Si parte dall’analisi delle competenze fatta in azienda per indirizzare i programmi formativi, si portano poi i manager a scuola e gli studenti e i docenti in azienda per un continuo scambio e dialogo sinergico. Un progetto che vuole essere da stimolo perché si faccia davvero tutti qualcosa per cambiare il sistema formativo e che prevediamo poi di diffondere poi a livello nazionale. Perché senza le competenze non si cresce.

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