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Rinnovamento: forma e sostanza

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Domenica, 05 Luglio 2015

Da alcuni mesi Manageritalia ha iniziato a guardare al futuro, per la precisione al 2025, per delineare insieme ai manager associati gli scenari più probabili. Un esercizio per nulla retorico, ma molto partecipato e concreto, che si è svolto sia sul Web che nelle recentissime assemblee territoriali, lavorando su temi quali lavoro, salute e previdenza, impegno civile e misurare il benessere. Bene, sapete qual è stato il fattore, da tutti o quasi, posto quale condicio sine qua non per il futuro? L’eliminazione della corruzione! Non è strano, purtroppo è il tema del giorno. Anche il Papa l’ha condannata recentemente, poco prima anche il presidente Mattarella. E poi ogni giorno è all’onore delle cronache e al disonore della nazione. Qualcosa di insopportabile e non più tollerabile perché evidenzia un’illegalità diffusa, una mancanza di senso civico, una rottura del patto di cittadinanza e così via.

Sergio Mattarella (C) Getty Images

Anche il presidente della Repubblica ha recentemente condannato la corruzione dilagante

Per i miei colleghi manager però, oltre tutto questo, c’è qualcosa di ben più riprovevole e compromettente: il fatto che la corruzione distorce la concorrenza, offusca il merito e premia i peggiori. In un contesto siffatto, ci hanno detto, è impossibile crescere e progredire. Perché l’impresa migliore, più innovativa, capace di valorizzare le persone è comunque perdente. E così facendo il mercato, che dovrebbe essere arbitro e paladino di chi offre il meglio ed è migliore, premia invece chi migliore e più meritevole non è affatto.
Difficile quindi, in un simile contesto, programmare il futuro per produrre un valore sempre maggiore, fare investimenti sulle persone, sui settori e sugli aspetti di business più sfidanti, ma anche più premianti se azzeccati. Anzi, impossibile, perché sarà comunque premiato chi corrompe e si fa corrompere a danno di chi produce maggior valore per sé e per tutta la comunità. Insomma, o risolviamo una volta per tutte queste endemico problema mondiale, ma che in Italia ha da sempre troppa cittadinanza, ultimamente ancor più, o non riusciremo mai a ripartire davvero e a crescere a livello economico e sociale.
È vero nel nostro Paese abbiamo bisogno di fare le riforme, e qualcosa, comunque troppo poco, stiamo cominciando a fare. Ma la prima vera riforma nella forma e nella sostanza deve essere quella della corruzione, o meglio della legalità. Dobbiamo sconfiggere una volta per tutte la corruzione, quella corruzione che oggi in Italia purtroppo non è marginale e fisiologica, ma incombente e organica. La lotta alla corruzione è uno degli impegni che ci vogliamo prendere per poter pensare davvero di costruire un futuro diverso e migliore. Perché contro la corruzione e i suoi effetti distorsivi della concorrenza, del merito e della legalità e della vita civile è ora di agire davvero e coinvolgere tutti.
E i cittadini hanno un ruolo vitale in questo compito, come ha detto Luigi de Magistris, attuale sindaco di Napoli ed ex magistrato, intervenendo alla nostra assemblea nazionale. Non devono stare a guardare o accettare sciocche generalizzazioni, ma schierarsi e combatterla, ognuno svolgendo al meglio, con competenza e rispetto delle leggi, il suo ruolo professionale e non. La corruzione e il malaffare sguazzano nella burocrazia eccessiva e sono il vero freno all’affermazione della concorrenza sana e vera, di chi ha competenze e merita, alla ripresa dell’occupazione e dello sviluppo. Meno leggi e più responsabilità da parte di tutti, da qui dobbiamo ripartire.

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