Ripartiamo dalla responsabilità

Il 2 ottobre scorso, il giorno nel quale il Parlamento ha votato la fiducia al Governo Letta, Manageritalia e Federmanager hanno pubblicato sui principali quotidiani nazionali una lettera aperta a tutti i parlamentari in cui ci si appellava al loro senso di responsabilità per evitare una sfiducia al governo che in questi frangenti avrebbe «aperto una crisi dagli esiti devastanti, in grado di vanificare i tanti sacrifici compiuti, di esporci alla speculazione internazionale, di spegnere i già deboli segnali di ripresa».

Fiducia governo Letta © Getty Images

Un’azione del tutto apartitica, a nome di tutti i dirigenti, i quadri e le alte professionalità del Paese, che da tempo chiedono di lavorare perché i politici si assumano le loro responsabilità, come i manager e tutti gli italiani fanno quotidianamente. Questo è solo l’ultimo passo di un percorso iniziato con la nascita della nuova Cida e continuato con il lancio di Prioritalia, il movimento dei manager per cambiare la politica e contribuire al rilancio del Paese. L’abbiamo fatto perché siamo convinti, come tanti italiani e come diciamo nella lettera, che oggi all’Italia serve un governo che governi e sappia proporre un “progetto paese”, soprattutto nell’interesse dei giovani, nei confronti dei quali tutti noi abbiamo grandi responsabilità. Un governo che investa in scuola e ricerca, e impedisca la “fuga dei cervelli”. Abbiamo anche bisogno che il merito venga riconosciuto e valorizzato sia economicamente che socialmente. Perché non è pensabile voler ripartire verso una crescita vera, spinta da innovazione, elevato valore aggiunto, presenza sui mercati globali, continuando a “bastonare”, a chi legittimamente e meritoriamente guadagna più di 50 o 60 mila euro annui e li dichiara tutti, pagando le tasse sino all’ultimo euro. Oggi in Italia meritare e guadagnare sopra quelle cifre, dichiarandole alla luce del sole, sta diventando una colpa. Quasi che il messaggio sia: evadi o, ancor peggio, inutile che ti impegni per crescere e guadagnare tu, ma indirettamente anche la collettività, perché non ti riconosciamo niente, anzi sei demonizzato. Questa è una vera e propria fuga dalla possibilità di crescere.
Perché l’Italia oggi soffre di tante fughe, in primis quella dei talenti di ogni condizione anagrafica e professionale. Ma forse la maggiore e più pesante fuga, che poi dà adito e corda a tutte le altre, è proprio quella dalle nostre responsabilità che ci vede tutti in prima fila, ma sul palco conta sicuramente la politica e gli attori che l’hanno percorsa negli ultimi decenni. Solo ripartendo dalla responsabilità di tutti, potremmo pensare di ridare un anima e un futuro al nostro Paese. È vero, infatti, che abbiamo bisogno di tante riforme (giustizia, fisco, lavoro ecc.) e tagli (alla spesa pubblica, alla corruzione e all’evasione fiscale). Azioni indispensabili per tutelare il nostro patrimonio e su di esso investire. Un patrimonio storico e culturale, ma anche industriale, formatosi grazie a indiscusse capacità imprenditoriali, manageriali, tecniche, lavorative e professionali.
Ma se non ci prendiamo tutti le nostre responsabilità, non andiamo né andremo da nessuna parte. Ripartiamo quindi da una politica responsabile e che renda conto della sua azione e dei risultati raggiunti finalizzando il suo potere su determinati obiettivi. Perché abbiamo bisogno di una politica meno invasiva in tutti i sensi, ma capace veramente di aiutarci a costruire il futuro. Ecco perché, mi piace la definizione del tedesco che ha presieduto anche il parlamento europeo, Hans-Gert Pöttering, che ha affermato: «Il compito della politica non è di dare le risposte, ma fornire la cornice che permetta a ognuno di cercare e trovare la sua risposta». A noi manca da troppi anni questa cornice e la responsabilità e l’azione di chi deve costruirla. E da qui è necessario ripartire. Perché solo dentro questa cornice noi tutti possiamo pensare di costruire il futuro del Paese e di ognuno di noi.

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Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

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