Riprendiamoci la fiducia in noi stessi e negli altri

Progetto manager novembre 2011 / Fiducia

Ho recentemente incontrato due giovani italiani, veneti, laureati in Italia che oggi lavorano e vivono la maggior parte del loro tempo nella Silicon Valley, dove hanno prima trovato lavoro e poi messo in piedi un’impresa nelle nuove tecnologie. Mi hanno raccontato di aver fatto un ottimo percorso scolastico e universitario in Italia e di esserne fieri, ma poi hanno incontrato le solite difficoltà a entrare nel mondo del lavoro e a trovare qualcuno che desse loro fiducia e finanziasse almeno in parte le loro idee. Allora sono andati in Usa dove hanno trovato strutture statali e private che li hanno ascoltati, mentre in Italia non li ricevevano o non gli davano importanza e credito. Ebbene, con un valido progetto in mano, vagliato attentamente da chi hanno incontrato, hanno trovato chi gli ha dato fiducia. Hanno creato una start up, l’hanno fatta crescere, l’hanno venduta e ora sono partiti con un’altra impresa. Direte è la solita storia che ultimamente da più parti sentiamo, vediamo e leggiamo e magari pensiamo «si è vero, ma è uno stereotipo, un’esagerazione di noi italiani che siamo sempre pronti a parlar male di noi stessi». Sì, certo. Ma il fatto è che ormai ne sentiamo troppe e quindi se tre indizi fanno una prova, quando poi tocchi con mano capisci che questa è la realtà nuda e cruda e non il caso limite. Da questo traggo due indicazioni. La prima, in Usa ci sono lo Stato (quello con la s maiuscola) e il Privato che valutano quali sono i settori sui quali investire per il futuro e li finanzia a fronte di progetti seri e capacità di portarli a temine. Da noi tutto questo non c’è, o c’è solo in alcuni casi limite. La seconda è che in Usa c’è una sistema che ragiona in termini di bene collettivo e personale dando fiducia a quelle persone, imprese ecc. che mostrano di avere le carte in regola per portare vantaggi al sistema. Non è un problema essere giovane, ma molto spesso neppure vecchio e soprattutto non è un problema trovare qualcuno che sostenga idee e progetti che abbiano il valore di essere nei settori giusti e credibili. Ma soprattutto in Usa c’è un sistema che ha fiducia nel prossimo (poi anche lì ci sono e avvengono tante malefatte, ma è l’eccezione non la regola), lo ascolta, lo valuta e gli dà fiducia se lo merita. Ricordo ancora le parole di quei giovani che dicevano «in Italia abbiamo bussato a tante porte, pochi ci hanno ricevuto e tutti ci hanno ascoltato poco dandoci l’impressione che non gli interessasse per nulla la nostra proposta. In Usa tutti, dal più importante private equity al funzionario statale, ci hanno ascoltato con attenzione valutando seriamente le nostre idee e il nostro progetto». Allora riprendiamoci la fiducia in noi stessi e nel prossimo. Cominciamo a dare credito a chi lo merita , a pensare, volere e credere in quelle sfide sociali ed economiche che possono darci un futuro. Diamo spazio ai giovani, ma soprattutto diamo spazio a tutti quelli che hanno idee e proposte valide e qualcosa da dare al Paese . Questo sarà un vantaggio per i giovani, ma anche per i meno giovani, bravi e in gamba (donne, over 45 ecc.), che oggi al pari dei giovani non hanno spazio e futuro. Ma soprattutto sarà un vantaggio per tutti gli italiani e per l’Italia.

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Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

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