Se fiscalità fa rima con equità, sviluppo e produttività

È naturale e normale che, in un paese moderno e avanzato, i dirigenti, oltre a contribuire quotidianamente alla crescita delle aziende e dell’economia, siano, con le loro organizzazioni di rappresentanza, fucina di idee, proposte e azioni volte allo sviluppo economico e sociale. In tema di fisco siamo, senza ombra di dubbio, classe dirigente in tutto e per tutto. Se infatti i lavoratori dipendenti sono i maggiori contribuenti Irpef, è altrettanto vero che proprio i dirigenti sono primi inter pares per contributo alla fiscalità (il 60% dei contribuenti che dichiarano oltre 100 mila euro sono dirigenti in attività o in pensione e i dirigenti, in attività e in pensione, che sono lo 0,6% dei contribuenti, versano quasi il 12% del gettito totale Irpef).

Progetto manager - luglio 2011

Di evasione fiscale se ne parla tanto e da tanto tempo, ma poi, salvo sporadici e mai strutturali interventi repressivi, la sostanza non cambia. Siamo contenti noi dirigenti di essere tra i maggiori contribuenti di questo Paese (99,7 mila euro il reddito medio dichiarato al fisco nel 2008), preceduti solo da notai (327 mila) e farmacisti (126,8 mila). Siamo però indignati di essere seguiti a forte distanza da tante altre categorie professionali – medici e chirurghi 63,3 mila) e commercialisti e consulenti del lavoro (50,8 mila) – che la vita di tutti i giorni ci mostra con livelli di reddito e tenori di vita ben diversi. Serve un cambiamento forte che costruisca anche nel nostro paese la civiltà e, perché no, la felicità di pagare le tasse sapendo che tutti lo fanno e che così facendo si è nel giusto e non “i soliti fessi”. Il recupero dell’evasione è indispensabile per il rilancio economico e morale del Paese.
Certo anche lo stato deve diventare più virtuoso. Abbiamo troppe tasse, alcune anacronistiche, altre dannose per il sistema. Abbiamo accise nate per finanziare aiuti a situazioni di emergenza di decenni orsono, ma tuttora operanti. Abbiamo tasse che danneggiano i cittadini e lo stato. Paghiamo accise e Iva sul carburante che in momenti di aumento dei prezzi del petrolio lievitano, essendo in percentuale, e scaricano il loro maggior costo sui cittadini che acquistano carburante alla pompa, sui prezzi degli altri prodotti e servizi che crescono per i costi di trasporto e infine sulla spesa pubblica che, in seguito all’aumento dei prezzi e dell’inflazione, vede aumentare i tassi di interesse e quindi il costo di finanziamento del debito pubblico. Ci vogliono molte meno tasse, più trasparenti e capaci di non danneggiare lo sviluppo.
Ma il rilancio del Paese e la ripresa di un percorso virtuoso di crescita e sviluppo devono passare anche e soprattutto da un abbattimento della spesa pubblica improduttiva che porti guadagni in termini di maggiore produttività e liberi risorse da destinare al taglio delle tasse per lavoratori e imprese. Abbiamo da anni una spesa pubblica che cresce a dismisura e un Pil quasi fermo. Abbiamo, in cambio dell’elevata tassazione e spesa pubblica, un livello di servizi resi dallo Stato perdente nel rapporto qualità prezzo con i principali partner europei. Quindi, servono tagli mirati per recuperare risorse, diminuire le tasse, rilanciare consumi e produzione e creare occupazione nel privato riassorbendo gli esuberi dal pubblico.
Insomma, è ora di smettere con le estenuanti e inconcludenti lotte ideologiche che contrappongono guelfi a ghibellini e pongono tutto perennemente in discussione, salvo poi non cambiare nulla. Lavoriamo tutti insieme, politica, istituzioni, business community e parti sociali non per far vincere gli uni o gli altri, ma per dar vita ad un percorso virtuoso che rilanci economia e società e dia un futuro ai giovani, alle donne e a tutti noi.

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.

Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

Archivio