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Una nuova visione per un Paese diverso

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Lunedì, 12 Dicembre 2011

L’azienda Italia è purtroppo arrivata sull’orlo del baratro finanziario, economico e sociale. Spread e tassi d’interesse hanno raggiunto livelli insostenibili e i mercati, l’Europa, ma anche i cittadini italiani, hanno chiesto a gran voce il cambio dei vertici per affidare a un amministratore e un consiglio straordinari la messa in sicurezza dei conti. A questo governo di unità nazionale – che dovrà avere il sostegno più ampio possibile degli azionisti (gli italiani) e dei loro rappresentati (i politici eletti) – è delegato il compito di tagliare alcuni costi, trovare nuove fonti di reddito, dismettere e/o vendere settori non coerenti e ridare slancio ad altri con opportune semplificazioni del business.

Italia © GettyImages

Speriamo che questo piano di ristrutturazione sia equo e capace di assicurare idonee basi di partenza per la crescita e lo sviluppo futuri e venga accettato e ritenuto valido dai cittadini e dai mercati. Toccherà poi agli italiani scegliere attraverso le urne il progetto e gli uomini che dovranno svilupparlo guidando il Paese negli anni a seguire. Tutto questo succedeva mentre, l’11 e il 12 novembre, Manageritalia celebrava il suo Congresso che, non a caso, avevamo intitolato I manager per l’Italia , proprio per significare la voglia di cambiare e discutere cosa i manager possono fare e dare al Paese in termini di idee, proposte e azioni per la crescita e lo sviluppo, interpretando il ruolo di classe dirigente ben oltre i nostri specifici interessi. Un impegno che si è concentrato su tre aree portanti (Rappresentanza e politica, Lavoro e welfare, Sostenibilità e crescita) e, dopo 15 congressi territoriali e centinaia di contributi arrivati sul blog della Federazione, ha trovato la sua sintesi nelle due giornate di lavori congressuali.
I manager, soprattutto da quest’estate, ci hanno sommerso di e-mail, lettere e telefonate di profonda insoddisfazione per la situazione del Paese, per le svariate, inique e insufficienti manovre finanziarie proposte dal governo e per la mancanza di un progetto serio per riprendere a crescere e da ultimo per questa drammatica perdita di credibilità e le conseguenze oggi sotto gli occhi di tutti. Una situazione testimoniata da loro stessi che, rispondendo in più di un migliaio a un’indagine, ci hanno detto che negli ultimi quattro mesi la credibilità dell’Italia misurata nei confronti dei loro abituali interlocutori per lavoro è fortemente peggiorata (96%: molto, 42%; abbastanza, 40%; poco, 14%). Tutto questo, dice l’ampia maggioranza degli intervistati (72%), dipende dall’incapacità della politica di gestire con responsabilità e rapidità la crisi degli ultimi mesi. Dai lavori del nostro congresso è emersa da parte dei manager la voglia di contribuire al futuro del Paese molto più di prima. Il tutto senza sostituirsi alla politica, della quale c’è ancora tanto bisogno, ma piuttosto incalzandola e spronandola ad agire in un’ottica di massima attenzione al bene comune. I manager hanno manifestato una fortissima voglia di disegnare un Paese diverso e di ripartire da alcuni valori di base (merito, equità, crescita e collettività), che ritroviamo tutti nella nostra Costituzione e che adeguatamente declinati dovranno essere il filo conduttore del Paese che vogliamo costruire insieme a tutti gli italiani.

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