Semplificare è più difficile

Complicare è facile, semplificare è difficile.
Per complicare basta aggiungere,tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose.
Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare.
Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più della scultura che vuole fare.
Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno una scultura bellissima, come si fa a sapere dove ci si deve fermare per togliere, senza rovinare la scultura?
Togliere invece di aggiungere potrebbe essere la regola anche per la comunicazione visiva a due dimensioni come il disegno e la pittura, a tre come la scultura o l’architettura, a quattro dimensioni come il cinema. Togliere invece di aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarla nella loro essenzialità. Questo processo porta fuori dal tempo e dalle mode, il teorema di Pitagora ha una data di nascita, ma per la sua essenzialità è fuori dal tempo.
Potrebbe essere complicato aggiungendogli fronzoli non essenziali secondo la moda del momento, ma questo non ha alcun senso secondo i principi della comunicazione visiva relativa al fenomeno.
Eppure la gente quando si trova di fronte a certe espressioni di semplicità o di essenzialità dice inevitabilmente questo lo so fare anch’io, intendendo di non dare valore alle cose semplici perchè a quel punto diventano quasi ovvie.
In realtà quando la gente dice quella frase intende dire che lo può rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima.
La semplificazione è il segno dell’intelligenza, un antico detto cinese dice: «quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte».

Bruno Munari da Verbale Scritto

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Razione K

La razione K è una razione individuale giornaliera di sopravvivenza introdotta dagli statunitensi nel 1942 nel corso della seconda guerra mondiale e fu formulata dal fisiologo americano Ancel Keys. Attualmente le razioni K si sono largamente diffuse e sono usate anche dall’esercito italiano e si presenta come un sacchetto sottovuoto verde scuro, contrassegnato da diversi colori per stabilirne le differenti versioni, in cui cambiano gli alimenti. Solitamente è composta da pasta e fagioli, tonno, tacchino o maiale, medaglioni di carne, sgombro, carne bovina o pollo. All'interno vi si trovano inoltre pastiglie per disinfettare l'acqua, fibra da assumere in pillole, un supporto per cuocere le pietanze, tavolette combustibili, fiammiferi, sali minerali in polvere e una confezione monouso per l'igiene dentale. Ovviamente, date le necessità di conservazione, non vi è rappresentata la verdura, mentre la frutta è presente in diverse componenti, secca o in barrette, sottovuoto o sciroppata, etc. Per gli stessi motivi di conservazione, il latte è sempre condensato.

Per noi rappresenta il concentrato di un pensiero, normalmente filosofico-economico, che abbiamo trovato interessante e che ci piace condividere con i nostri lettori. Leggere (consumare) Razione K non arreca danno a noi stessi e agli altri, dunque ciascuno sceglierà se leggerla o meno, se trarne beneficio o meno.

Razione K è una rubrica curata dalla redazione di Business People, che ogni mese propone cosa consumare (leggere) per la nostra salute

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