Il “riccio del soggettivismo”
Con la rubrica odierna si apre un capitolo molto interessante della grafologia, quello relativo ai vari tipi di “riccio”.Un capitolo molto vasto che non si può certo esaurire in questo numero. Per “riccio” si intende quel gesto fuggitivo, quel movimento non controllato che la mano fa nel momento in cui scrive. È un gesto superfluo, più o meno intenso, ripetuto con una certa frequenza. Lo possiamo definire: “tic della scrittura”. Iniziamo con il “riccio del soggettivismo”, che si presenta con il tratto finale della lettera che si estende tra una parola e l’altra. È una linea retta, parallela al rigo di base. Chi presenta questo segno tende a ragionare in maniera soggettiva e non oggettiva, sulla base delle sue percezioni, senza badare più di tanto a quelle altrui. Non tiene in considerazione il parere degli altri, ma agisce solo ed esclusivamente in base alle sue convinzioni. È orgoglioso, con un forte senso della dignità. Si sente superiore agli altri e pretende che questo gli venga riconosciuto. Questo suo atteggiamento nasconde spesso delle insicurezze di fondo che nascono da un senso di esproprio, che in lui è radicato fin dall’infanzia: non si è sentito gratificato e accettato dalle figure primarie. La sua supponenza è in realtà un “meccanismo di difesa”: è come se volesse proteggere l’IO da interferenze esterne. È una persona diffidente e permalosa, che fa fatica ad avere un rapporto rilassato ed aperto con gli altri. La sensibilità e l’emotività vengono soffocate, a vantaggio di un approccio controllato che tiene conto degli obiettivi perseguiti. Tende così ad assumere una maschera di freddezza e durezza, con il rischio di isolarsi sia nella sfera relazionale che in quella affettiva e sentimentale. Nella donna il “riccio del soggettivismo” si declina anche nell’estrema attenzione alla fisicità ed all’aspetto estetico. Tutto viene calcolato per poter “fare colpo” sugli altri. È una donna che sta molto tempo davanti allo specchio per mostrarsi sempre bella ed appariscente. E con questo abbiamo analizzato il primo “riccio”. Il mese prossimo parleremo del “riccio dell’istintualità”.
