Il “riccio della mitomania”
Ogni volta che ne parlo una conferma: i “ricci” sono, fra i vari segni grafologici, quelli che destano più curiosità, forse perché evidenti anche a un occhio non esperto. Nei numeri precedenti abbiamo esaminato il “riccio del soggettivismo” e quello “istintuale”. Oggi, ho scelto il “riccio della mitomania”. Già la definizione identifica le caratteristiche di chi ha questo segno nella sua grafia. Ma partiamo dalla descrizione del segno:
Il riccio della mitomania si evidenzia attraverso il prolungamento verso l’alto, in linea retta, della parte finale della lettera, quella che segue il corpo e dovrebbe costituire l’aggancio della lettera successiva.
Questo prolungamento verso l’alto invade quella che nel simbolismo spaziale viene definita la zona delle idee, il mondo del pensiero e della fantasia. In genere lo troviamo alla fine della parola, ma non è raro trovarlo anche all’interno della stessa.
Chi presenta questo segno travisa la realtà, la interpreta a modo suo, raccontando cose che sono solo frutto della sua fantasia e che, man mano, si consolidano e diventano delle vere e proprie convinzioni.
Ha un ‘Io’ debole e non si sente abbastanza forte per affrontare la vita per quello che è, con le difficoltà e le delusioni che comporta. Si costruisce così un mondo tutto suo, che lo soddisfa pienamente, nel quale trova quelle gratificazioni che altrimenti non riceverebbe. Questo gli crea difficoltà a relazionarsi con gli altri, e lo porta all’isolamento e ad un distacco sempre più marcato dal mondo reale, che alla fine non gli interessa più.
Il suo sguardo è assente, non è interessato a quello che dice chi gli parla, non lo guarda mai in faccia e cerca di chiudere in fretta la conversazione. Il suo comportamento non può che essere incoerente: sospeso fra una realtà che non capisce e non accetta e un mondo che lo gratifica e lo fa sentire importante. La presenza del riccio della mitomania nella scrittura di un adolescente evidenzia la difficoltà a trovare un proprio ruolo nella vita, un disagio che nasce dal contrasto fra come si percepisce e come vorrebbe essere. Disagio che può essere superato man mano che l’adolescente entra nell’età adulta, soprattutto se ha vicino a sé qualcuno che lo aiuta a capire se stesso e ad accettarsi. Se invece i suoi bisogni ed i suoi desideri non trovano una realizzazione tale disagio aumenta e la tentazione di trovare in un mondo fittizio quelle soddisfazioni che non trova altrove prende il sopravvento.
Ho l’impressione che, dopo aver parlato del “riccio della mitomania” la curiosità verso il mondo dei “ricci” non diminuirà, anzi probabilmente aumenterà. Per questo vi anticipo già fin d’ora che, il prossimo mese, sarà la volta del “riccio del nascondimento”.
