Riccio del nascondimento
Di riccio in riccio eccoci arrivati al “riccio del nascondimento” non meno interessante di quelli analizzati nei mesi precedenti, che tanto curiosità hanno destato fra i lettori di questa rubrica.
Il riccio del nascondimento si manifesta attraverso il ripiegamento all’indietro dei tratti finali delle lettere, in particolare di vocali quali la “a” , la “e” e la “i” minuscole.
Il segno evidenzia la volontà di non far trasparire impulsi, sentimenti, modi di pensare, azioni, in una parola nascondere se stesso agli occhi degli altri, essere il più possibile anonimo, quasi invisibile. Alla base di questa chiusura c’è una grande diffidenza verso gli altri, l’estrema cautela anche nei confronti di chi conosce e frequenta.
I rapporti interpersonali sono così improntati su una insincerità di fondo, spesso caratterizzati dalla volontà di sfruttare le conoscenze per trarne profitto e raccogliere tutti i benefi ci possibili.
Nella sfera professionale chi presenta questo segno sa valorizzare al meglio le sue prestazioni e proporsi ben al di sopra delle proprie capacità e dei propri meriti. Riesce a farlo grazie ad una comunicativa abile e convincente, che sa quali argomentazioni usare per far breccia nella mente dell’interlocutore.
L’IO che si è costruito non coincide con la sua vera indole, con i suoi impulsi ed i sentimenti più profondi, soffocati e repressi per apparire quello che non è. Ne deriva un dualismo che gli genera uno stato di tensione ed una insoddisfazione permanente, che maschera al pari degli altri sentimenti.
Anche nell’affettività ricorre alla cautela ed alla prudenza, a scapito della spontaneità e della voglia di dire quello che pensa nel profondo del suo animo. Solo chi lo conosce a fondo e gli vuole veramente bene riesce a superare questa corazza per tutti gli altri impenetrabile.
Il prossimo mese analizzeremo un altro “riccio” per certi versi opposto: Il “riccio della spavalderia”.
