Almeno il Papa non è liberista, per fortuna

Papa Francesco non è un liberista. Per vedere se è un liberale occorrerà aspettare, ma non ci conterei troppo. E se non fosse nemmeno liberale sarebbe un bene. Anzi, meno lo è e meglio è. Mi spiego.

Papa Francesco © Getty Images

Nelle sue uscite pubbliche come arcivescovo di Buenos Aires ha pronunciato parole molto impegnative contro la liberalizzazione e contro una libertà economica che, soprattutto nel Paese latino americano, ha provocato una «ingiustizia scandalosa che ferisce la dignità personale e la giustizia sociale». Ha anche aggiunto che la «ingiusta distribuzione della ricchezza crea una situazione di peccato sociale che grida al cielo e che esclude la possibilità di una vita più piena di molti fratelli», per questo occorre «eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale». Non è un discorso da liberista e, ripeto, è un bene.
Papa Francesco non è il presidente del Fmi e nemmeno il capoeconomista della Bce, non è un ministro dell’Economia e nemmeno un pensatore. È un Papa e ciò che gli viene chiesto è di fare il Papa, non di essere politically correct.
In questo momento particolare, poi, una voce che non si accodi al coro liberale (al quale appartengo anche io) dovrebbe solo far piacere, perché rappresenta un punto di vista diverso dal mainstream. I liberali hanno bisogno di qualcuno che dica che occorre cambiare “strutturalmente” il sistema economico mondiale perché, anche loro, non possono, non devono, cullarsi sulla ineluttabilità del sistema che c’è e che hanno creato loro. Sistema che (è innegabile al di là dei numeri, che dimostrano che la ricchezza, con la globalizzazione, si è diffusa anche in aree prima povere) ha creato scompensi micidiali in altre aree del mondo. Tra queste anche l’Argentina.
Il “sistema”, cioè, potrebbe essere migliorato e occorre che qualcuno di autorevole, di sapiente e di interessato alla promozione umana, lo dica. Quelli, invece, che non saranno affatto felici che sia arrivato un Papa così radicale sono i liberisti duri e puri, quelli per i quali l’economia è una scienza uguale e contraria al marxismo storico. Ma io, che sono un liberale, penso che le ricette economiche possano comprendere anche soluzioni “socialiste” (e questa mia tolleranza mi rende più liberale dei liberisti) e sono felice che a dirmi quali potrebbero essere queste ricette sia il Papa. Mille volte molto meglio lui di qualche declinista d’accatto.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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