Caso Fiat: il governo ha fatto bene a non fare niente

A qualche mese dal referendum alla Fiat di Mirafiori non ho ancora ben capito in che cosa consiste la critica al governo per la sua “assenza”. Non ho capito, cioè, che cosa avrebbe dovuto fare il governo nel momento in cui le parti sociali, una multinazionale da una parte e i sindacati dall’altra, hanno trattato per scrivere insieme le regole del nuovo contratto aziendale (il fatto che la Fiom-Cgil non lo abbia firmato è, nell’economia di questo ragionamento, ininfluente). Avrebbe dovuto intervenire? Prima o dopo il referendum confermativo? E per dire o fare che cosa? Per vietare il voto? O per schierarsi dall’una o dall’altra parte?
Nel caso Fiat il governo è stato assente e ha fatto benissimo. Ha fissato alcune regole, come sono gli sgravi fiscali per il salario di produttività, e poi si è astenuto. Se le parti sociali non sono capaci di scrivere le regole che sovrintendono i rapporti tra i rispettivi associati, in difetto sono loro, non il governo. Se non sono capaci di fare ciò per cui esistono, la colpa è loro e di nessun altro.
In realtà le critiche all’esecutivo sono il sintomo di un male tutto italiano: quello di cercare sempre un “deus ex machina” che si sostituisca a chi ha la responsabilità di risolverli. È la logica dell’ “aiutino”, della “spintarella”, è, insomma, il male della mancanza di responsabilità. Tutto ciò è sbagliato e infantile. Sindacati e Confindustria devono dimostrare di essere abbastanza adulti da saper risolvere i loro problemi da soli perché se non ci riescono… beh, se non ci riescono bisognerebbe porsi qualche seria domanda sulla loro utilità come entità organizzate che si auto-definiscono portatrici degli interessi degli associati. In tutta questa vicenda il governo (o lo Stato, come si vuole) ha fatto l’unica cosa che doveva fare: niente. Il pubblico non deve intervenire in vicende che riguardano i rapporti tra parti sociali. Deve fissare regole, come è lo Statuto dei lavoratori (e, magari, aggiornarlo meglio e più in profondità di come ha fatto con il “collegato lavoro” del ministro Sacconi) ma poi deve essere un semplice osservatore. Perché se cominciamo a dire che ogni volta che c’è da firmare un contratto collettivo o aziendale, il governo deve intervenire, allora imbocchiamo una strada che porta dritti diritti al peggior statalismo. Se dovesse succedere quel giorno sarebbe un bruttissimo giorno per la libertà di ognuno.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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