Che stress, questa Europa!

Banca © Getty Images

E speriamo che non si parli di più degli stress test bancari. Inutili, anzi, dannosi, hanno rivelato quello che tutti già sapevamo e, cioè, che il Monte dei Paschi di Siena deve essere salvata e che Unicredit deve fare l’ennesimo aumento di capitale. Oltre a questo, gli stress test bancari hanno detto che le banche italiane sono solide, ma che avrebbero problemi se l’economia europea andasse in recessione quest’anno e avesse una crescita pari a zero l’anno prossimo. Sostanzialmente è come se un’Authority pubblica entrasse in una qualsiasi azienda italiana e dicesse: «Se l’economia italiana continua a ristagnare, la sua azienda avrebbe problemi di sopravvivenza».

Ecco: a questo siamo ridotti. A certificare l’ovvio. Gli stress test sono dannosi, perché ingenerano nei mercati l’idea che lo “scenario avverso”, appunto, recessione europea nel 2016 e stagnazione nel 2017, si possa verificare davvero. E poco importa scrivere e ripetere che si tratta solo di un esercizio teorico, molto, ma molto teorico: a forza di ripeterlo il sentiment del mercato si uniforma a quell’ipotesi. Così come la banca finanziatrice dell’impresa di cui sopra, se venisse a sapere dei risultati dello stress test aziendale, comincerebbe ad avere dubbi sul fatto di continuare a finanziarla. Se (e sottolineo il “se”) gli stress test devono essere fatti, i risultati vanno comunicati solo alla Banca centrale nazionale, non al mercato, il quale ha tutti gli strumenti necessari per stabilire se una banca è solida o no e, certamente, non ha bisogno di un’Authority pubblica che gli dica come comportarsi nei confronti dei necessari aumenti di capitale.

L’Eba (European Banking Authority, quella che ha condotto i test) rappresenta, insomma, l’ennesima ingerenza pubblica nella vita delle imprese bancarie private e l’ennesima prova della sfiducia che il settore pubblico mostra nei confronti del settore privato, chiamato in causa solo quando c’è da pagare. Come nel caso dell’operazione, degna di un trapezista un po’ alticcio, che è stata messa in piedi per salvare Mps. La sostanza di quell’operazione, spiegata in modo grossolano, è che il fondo Atlante (1 o 2 ancora non si sa) comprerà i crediti inesigibili di Mps a un prezzo fuori mercato; che una parte di quei crediti inesigibili verranno assegnati agli azionisti della banca e che a finanziare tutta l’operazione saranno solo soldi privati, quelli delle banche sane e quelli (se lo sciagurato progetto andrà in porto) dei fondi pensione privati, che versano soldi dei propri iscritti sotto il ricatto di un calo di quelle tasse che lui stesso ha aumentato nel 2014, il primo Def del governo Renzi. Quindi, il governo, sta dicendo a tutti i contributori dei fondi pensione privati che se non mollano l’osso, cioè i soldi, le tasse non verranno ridotte. A questo siamo ridotti: al ricatto.

Si poteva fare altro? Sì: si poteva mettere sul mercato il Monte dei Paschi di Siena e venderlo al maggior offerente. Così, semplicemente.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete. E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti. E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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