Contraddizioni in termini

Se io fossi un parlamentare della Repubblica voterei no alla riforma del mercato del lavoro. A quel punto mi verrebbe detto che se tutti facessero come me il governo andrebbe a casa e sarebbe peggio. Allora voterei sì, ma poi andrei a casa io.

Senza rete - maggio 2012 © GettyImages

Al di là delle motivazioni politiche, dal punto di vista pratico non trovo un solo valido motivo che mi convinca che con questa riforma trovare e creare lavoro in Italia sarà più facile di quanto non lo sia oggi. A parte il fatto che la famosa “paccata” di miliardi che aveva promesso/minacciato il ministro Fornero e che avrebbe dovuto finanziare la riforma verrà fornita (avevate dubbi?) da maggiori tasse e non da riduzioni di spesa pubblica, e quindi mi si deve spiegare come è possibile stimolare la crescita attraverso un aumento delle tasse (è una contraddizione in termini), il punto che non mi convince è il seguente.
Poche settimane fa i giornali hanno dato la notizia che il motore di ricerca Yahoo! ha licenziato dalla sera alla mattina 2 mila persone . Sui giornali americani la notizia è stata commentata mettendola in relazione all’andamento di borsa dell’azienda e ben pochi si sono preoccupati del destino dei duemila impiegati. Insensibili? Affatto: è che i giornalisti economici americani sanno benissimo che il 60% di quei 2 mila licenziati troverà un nuovo posto di lavoro nel giro di un mese, e il restante 40% nel giro di tre mesi e quindi il fatto che 2 mila persone vengano licenziate non è ritenuta una notizia drammatica.
Ora, la domanda da porsi è la seguente: il diritto di una persona al lavoro è meglio tutelato da questa riforma del governo Monti oppure da un sistema che permette di trovare un posto di lavoro in 30 giorni? E i precari italiani sarebbero meglio aiutati da un sistema che permette di contrattare il proprio salario in relazione alla propria professionalità o da un sistema che, per incentivare le imprese ad assumerli “stabilmente”, aumenta i costi del contratto a tempo senza aumentare la busta paga del lavoratore, incentivando, di fatto, il ricorso al nero?
Con parti sociali meno ideologiche e con un governo più coraggioso si poteva arrivare a un compromesso molto migliore di quello raggiunto, cioè si poteva adottare la riforma del senatore Pietro Ichino . Che sono curioso di vedere come voterà.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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