È iniziata una nuova guerra

( Avvertenza per il lettore: questo è un articolo con un grado di ipocrisia tendente allo zero, si consiglia a chi non è abituato, di tornare in hompage ).

Commemorazione-Parigi-strage © Getty Images

Uno dei tanti gesti in memoria delle vittime

È iniziata la terza guerra mondiale. I politici non lo diranno mai, tutti preoccupati a tranquillizzarci per non perdere le prossime elezioni, ma è così. La strage di Parigi ha precipitato gli eventi, ma se si considera il numero di nazioni impegnate in Medio Oriente, la vastità del territorio oggetto dei bombardamenti e la pervasività della minaccia è chiaro che siamo entrati in una fase della storia che segna una cesura con quella precedente . E, importante, la terza guerra mondiale non è stata “autorizzata” dall’Onu e questo significa che ogni singolo Stato che partecipa ai combattimenti lo fa per propria decisione, senza aver demandato a nessuno questa scelta.

La diversità di questa guerra da quelle precedenti consiste anche nel fatto che i soldati nemici sono già in territorio ostile, cioè da noi, in Europa e in Usa. Questo complica notevolmente le cose, perché a ogni attacco portato in Siria rischia di corrispondere una recrudescenza degli attacchi dei nemici in Europa. È diversa anche perché i nemici possono contare su alleati oggettivi che, pur non volendolo, pur in buona fede, agevolano le sue operazioni. Sono i pasdaran del dialogo e dell’integrazione, dell’accoglienza e della tolleranza, quelli per i quali la colpa della nascita dell’Isis è dell’Occidente e che, per questo, l’Occidente non è autorizzato a reagire perché solo la sua remissività potrà emendarlo davanti al tribunale della storia. La guerra in Iraq è stata un errore, il bombardamento francese della Libia è stato un errore e chissà quanti altri errori si possono imputare all’Occidente, su questo non c’è dubbio. D’altra parte lo studio della storia è lo studio degli errori umani e di decisioni che sembravano perfette e si sono rivelate disastrose. Gli “errori dell’Occidente” non sono una buona argomentazione per negare la necessità di annullare il male dalla faccia della terra: l’Isis, per essere chiari, è più frutto degli errori del Medio Oriente più che di quelli dell’Occidente.

"

I NOSTRI "ERRORI"

NON SONO UN MOTIVO

PER NEGARE L'URGENZA

DI COMBATTERE

"

L’integrazione è possibile, certo, il dialogo pure, la tolleranza è un dovere, ma sono tutti valori che o sono reciproci o sono una debolezza. L’Europa ha certamente il dovere di essere tollerante perché su questo ha basato il proprio benessere, ma quando si è in guerra questo vale un po’ meno , proprio perché a ogni bomba che cade a Raqqa un soldato nemico si sentirà autorizzato a reagire facendosi esplodere da noi. Ma non ci sono alternative: l’Isis va distrutto, annientato, sepolto e con lui il suo carico di odio e di morte. E tutto questo va fatto non per imporre la superiorità della civiltà occidentale e della sua religione cristiana, ma per salvare vite: quelle degli europei ma anche (e direi, soprattutto), dei cristiani arabi, dei curdi, degli yazidi, dei musulmani non estremisti che abitano in Siria. Per quanto riguarda i musulmani moderati che abitano in Europa, invece, io devo ancora capire da che parte stanno della trincea.

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.

Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

Archivio