Europa: io sono contro

Sono decisamente, profondamente, convintamente contro questa Europa. E penso che prima l’archivieremo nei libri di storia, rubricandola sotto il titolo “ stupidaggini ideologiche ” meglio sarà per tutti. Credo che una maggiore integrazione sia non solo impossibile, ma soprattutto molto pericolosa. I Paesi che fanno parte dell’eurozona possono mettere in comune poche, pochissime cose, al solo fine di aumentare il benessere collettivo, ma nulla di più.

Parlamento europeo (C) Getty Images

Uno scatto del palazzo che ospita il Parlamento europeo a Bruxelles

Sono contro questa Europa per due motivi : il primo è economico (ovvero logico). Penso che tra 5 mila anni gli storici si gireranno indietro e non crederanno ai loro occhi quando si renderanno conto che negli anni 2000, 19 Stati con economie completamente diverse, sistemi sociali, educativi, produttivi, fiscali, redistributivi (e mi fermo qui) che non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro hanno deciso di adottare una moneta comune, uguale per tutti, dalla quale fanno di tutto per impedire che qualcuno esca e, anzi, obbligando ognuno ad abbandonare la propria storia produttiva per convergere verso un astratto (e quindi pericolosissimo) modello unico. Ecco: credo che quegli storici diventeranno pazzi nel cercare di spiegarsi come mai persone sobrie e razionali (?) abbiano potuto non solo immaginare, ma addirittura realizzare una follia di queste dimensioni.
Il motivo politico è ancora più importante. Il processo decisionale all’interno dell’Unione europea è caratterizzato dalla mancanza del principio basilare (siamo all’abc della democrazia) che informa i sistemi di governo occidentali, ovvero la separazione dei poteri codificato da Montesquieu. In tutto l’Occidente i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario sono indipendenti. In tutto l’Occidente tranne che in Europa, dove il potere legislativo è condiviso dal Consiglio d’Europa e dal Parlamento che, però, non ha capacità di proposta delle leggi (quindi è inutile, oltre che costoso) nonostante sia l’unico organo europeo eletto dai cittadini.

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UNA MAGGIORE INTEGRAZIONE
NON È SOLO IMPOSSIBILE
MA SOPRATTUTTO
MOLTO PERICOLOSA

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Il potere esecutivo, invece, è condiviso dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione europea: il primo organo dovrebbe teoricamente controllare il secondo laddove, invece, è corresponsabile delle sue decisioni. In questa assurda, illogica e antidemocratica situazione è impossibile la dialettica tra maggioranza e opposizione, altro caposaldo delle democrazie occidentali. Analizzando anche solo superficialmente il meccanismo decisionale che sovrintende l’Europa, ci si spiega il motivo per il quale sulle fondamentali decisioni che riguardano la vita di tutti i cittadini europei (il passaggio della vigilanza bancaria alla Bce, l’accordo Ttip con gli Usa ad esempio) gli stessi cittadini europei non sono consultati, non vengono ascoltati. Semplicemente perché non è previsto che possano dire la loro, dato anche che quando lo hanno fatto (mai dimenticare i voti su quella immensa supercazzola della “Costituzione europea”) hanno spesso votato “no” mandando all’aria i perfetti disegni antidemocratici delle élite intellettuali del Continente.
Ecco perché l’unico organo politico al quale è loro graziosamente concesso di votare non conta assolutamente nulla: perché c’è il rischio che possa rallentare l’“integrazione” europea. Quella “integrazione che renderà gli abitanti di ogni singolo Stato ancora meno liberi, ancora meno occidentali di quanto non lo siano già ora.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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