I banchieri tornino a fare il loro mestiere

Ha ragione il governatore Mario Draghi a sottolineare che per il futuro il sistema finanziario dovrà rifuggire da troppi “automatismi”, oltre che essere più prudente quando si tratta di adottare delle innovazioni finanziarie. Giusto. Vero. Era ora. Solo che temo sia troppo tardi. Da troppo tempo le banche sono strutturate secondo quella che è stata la teoria organizzativa vincente, quella della McKinsey. In base a questo modello di stampo anglosassone, la direzione commerciale deve essere separata dalla direzione crediti con il risultato che quando l’imprenditore chiede un prestito, un mutuo, un allargamento dell’affidamento, parla con il personale della direzione commerciale che istruisce la pratica e la passa alla direzione crediti che analizza la domanda sulla base di alcuni parametri finanziari tra cui le deleterie regole di Basilea2. Se i dati dell’azienda rientrano all’interno dei parametri fissati, l’imprenditore ottiene il prestito. In caso contrario se lo può scordare. Può certamente provare a bussare a un altro istituto, ma con scarse speranze, dato che procedure e parametri di valutazione sono pressoché standard.
Questa divisione, avvallata da precise disposizioni della Vigilanza della Banca d’Italia, ha come conseguenza il fatto che chi decide il credito non conosce l’imprenditore e questo è visto dai sostenitori del modello anglosassone come altamente democratico, perché il credito viene concesso (o, più spesso, non concesso) sulla base di dati oggettivi non influenzabili da un rapporto personale. Ecco, per eliminare l’eccesso di automatismi, come ha detto Draghi, bisognerebbe iniziare a far parlare il cliente con chi ha il potere di concedere un credito. Ma questo significherebbe modificare alla radice il modello di funzionamento delle banche, cambiare le disposizioni della Vigilanza e obbligare i banchieri a tornare a fare i banchieri. Smettendola di essere un pezzo di software.

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.

Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete. E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti. E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

Archivio