Il guaio della concertazione italiana è che non è tedesca

Secondo Mario Monti la concertazione «è alla base di molti guai italiani». Interessante polemica, anche se un po’ vecchia. Stabilire se sia vero o no che la concertazione sia stata una con-causa dei guai italiani è compito degli storici, però è utile cercare di capire perché Mario Monti “il sobrio” abbia voluto inaugurare un nuovo fronte di scontro con i sindacati, la Cgil in modo particolare, dopo quello che, non per colpa sua, si è aperto con il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi.

Mario Monti e Angela Merkel © GettyImages

Mario Monti e Angela Merkel

Mario Monti è un ammiratore di quella che viene comunemente chiamata “Economia sociale di mercato” (che è il termine con il quale si indica, a volte anche un po’ superficialmente, la Dottrina Sociale della Chiesa) che, a sua volta, prende spunto dall’ordoliberismo tedesco il cui maggiore esponente è stato Wilhelm Röpke. Il quale, perché sia chiaro, era un liberale anti keynesiano.
Uno dei frutti migliori di questa teoria è la mit-bestimmung , cioè la co-determinazione, che è cosa ben diversa dalla “concertazione” italiana. La co-determinazione non è la possibilità per i sindacati di entrare nella stanza dei bottoni delle imprese tedesche (in realtà essi sono presenti nei Consigli di Sorveglianza dove di bottoni ce ne sono pochi), ma è la capacità di ogni singola impresa di co-determinare, appunto, con i sindacati le migliori azioni da intraprendere per il bene dell’impresa, e non solo per il bene dei lavoratori. La mit-bestimmung renana è quella che ha consentito i contratti di solidarietà a tappeto nell’industria automobilistica tedesca, salvandola . E questa è la seconda caratteristica della co-determinazione: è decentrata, cioè sussidiaria. Avviene a livello di singola impresa dove esistono sindacati fortissimi che inducono, quasi obbligano, anche la proprietà a essere altrettanto determinata. La concertazione italiana è invece centralistica: a livello di governo i rappresentanti dei lavoratori, quelli degli imprenditori, il governo, e magari qualche centro studio, si ritrovano per decidere, ad esempio, i livelli di salario uguali su tutto il territorio nazionale, togliendo molto potere ai propri rappresentanti locali che, nella migliore delle ipotesi, si limitano a controllare l’applicazione degli accordi stretti altrove. Ma a livello di ogni singola impresa la possibilità di adattare un quadro generale alle particolari condizioni contingenti è molto scarsa. Monti non sopporta la concertazione (al di là di qualche merito che nella storia economica italiana oggettivamente ha avuto) perché ha in testa un ideale tedesco. E ha ragione lui.

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.

Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

Archivio