Il vuoto pneumatico della rappresentanza

Non è colpa di Matteo Renzi. È che tutto intorno non c’è nulla. Il nulla. Il vuoto pneumatico. Ovvio che un presidente del Consiglio che ha nella ragione sociale del proprio esistere il “fare” (indipendentemente da “cosa” fare) è disposto a passare come un rullo compressore sopra ogni tipo di rappresentanza . Naturale, comprensibile. Il fatto è che in questo caso non c’è proprio la rappresentanza, non ci sono gli interessi organizzati, non c’è, in una parola (che odio) la “società civile”. Ovvio che, in sua assenza, Renzi possa fare ciò che vuole.

Matteo Renzi © Getty Images

Non è colpa sua, è che manca ogni argine, ogni opposizione. Non sto parlando di opposizione parlamentare, quella non esiste più da quando Renzi ha assunto il programma economico di Forza Italia riconoscendolo come il migliore in circolazione. No, parlo dell’opposizione nel Paese, parlo di organizzazioni impolitiche in grado di proporre strade alternative a quelle decise dalla politica governativa. La Confindustria è scomparsa dai radar e, per altro, è composta principalmente dalle grandi industrie di Stato che hanno altri mezzi e altri canali per rapportarsi con il governo. I sindacati sono disintegrati dopo decenni di difesa corporativa di chi un lavoro ce l’ha. Gli artigiani, i commercianti, che non sono mai riusciti a farsi ascoltare da nessun governo, sono considerati degli evasori e, perciò, senza diritto di parola. Quale sarebbe il potere in grado di riequilibrare quello di Renzi? Le associazioni dei consumatori? Il terzo settore? Non scherziamo.

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IL PERICOLO È CHE RENZI SI TRASFORMI

IN UN MONARCA CHE FA FINTA

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È un bene? Per un Paese afflitto da decenni di inconcludenza e indecisione la prima reazione che si può legittimamente avere di fronte a un premier che “decide”, che “fa”, che “approva” (e soprattutto che “annuncia”) è quella di dire “finalmente”, “vai avanti”, “ancora”. E c’è da capirla, questa reazione. È ovvia, normale. Ma c’è un rischio che perfino gli amici liberali non vedono . Ed è che di fronte al deserto della rappresentanza l’unico potere che resta sia quello dello Stato, temporaneamente guidato da Renzi. Intorno, il nulla. Di fronte, il vuoto. Il rischio è che essendo lo Stato l’unico potere rimasto in Italia, ogni sua decisione si trasformi in una concessione. In un favore di fronte al quale tutti noi, tutti noi che non facciamo politica, ci sentiamo in dovere, quasi un riflesso condizionato, di inchinarci e ringraziare.
Il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione verso le società private, ad esempio, non è percepito dal monarca come un diritto, ma come un piacere. In un Paese dove oltre il 50% del Pil viene “prodotto” (si fa per dire) dal pubblico e dove, nel silenzio generale, il pubblico continua a espandersi e a comprare aziende, (ma solo quelle dei grandi gruppi) il pericolo è che Renzi si trasformi da presidente del Consiglio dei ministri (scelti da lui) a un monarca che fa finta di dialogare quando ha già deciso.
È un pericolo mortale per la vivacità della società. Alla quale ci stiamo assuefacendo, accettando una specie di sospensione della democrazia (per via dell’Europa) e della rappresentanza in nome dell’“era ora che qualcuno decidesse”. Solo che quel qualcuno decide nel chiuso delle sue stanze, avendo come interlocutore solo il proprio specchio.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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