In viaggio per Roma

Qualche settimana fa ho incontrato due ragazzi, studenti all’Università. Uno voleva fare il giornalista, l’altro il politico. Ho cercato di dissuaderli entrambi (in realtà spero che riescano entrambi). Chiacchierando, quello che voleva fare il giornalista mi ha detto che stava cercando un giornale nel quale fare “la gavetta”. Mi è venuto da rispondergli che è una scusa per non fare il giornalista e gli ho indicato un signore, che conservava nello sguardo i segni della fatica di una vita di lavoro, che, dignitosamente, chiedeva l’elemosina all’angolo della strada, davanti all’ingresso di una banca. Gli ho detto che la gavetta è raccontare la storia di quell’uomo, tutto il resto s’impara.
A me è successa la stessa cosa un paio di settimane fa. In treno per Roma il caso mi ha fatto sedere circondato da tre imprenditori veneti, evidentemente amici. A parte il fatto che tre imprenditori veneti vadano a Roma in Economy già la dice lunga, ma il fatto è che nelle loro parole ho capito più dell’economia italiana che non in tutti i libri che ho letto.

Operaio © iStockPhoto.com/Mihajlo Maricic

Trascrivo a memoria.
«E il Giovanni? Che facciamo con il Giovanni»
«Chi è?»
«Il moroso della come si chiama?»
«Paola»
«Eh, è il moroso della Paola»
«Fa l’autista, ma ogni tanto viene in officina a dare due martellate, tanto per arrotondare»
«E la Paola?»
«Fa la centralinista da lui»
«Eh… bisognerebbe…»
«Ma è capace in officina il Giovanni?»
«Eh, ma a me non serve più»
«E le lingue? Le sa le lingue?»
«La Paola sì»
«E vabbè, gliele facciamo imparare le lingue»
«Dove lo mandi?»
«In officina non servono le lingue»
«Eh, ma la Paola cosa sa? L’inglese lo sa almeno?»
«Per rispondere al telefono, sì che lo sa»
«Eh, dai, su, si fa un corso di inglese e poi il Giovanni lo mettiamo in ufficio»
«In ufficio il Giovanni?»
«No?»
«Non sta fermo un momento, il Giovanni! Mettici la Paola!»
«E il Giovanni?»
«E il Giovanni lo prendi tu?»
«A far cosa?»
«A fare l’autista»
«Ci dividiamo l’autista?»
«Eh, dai, facciamo a metà, così si sposano, che la mamma non sta bene, e che se muore che la Paola non s’è sposata poi…»

Potrà non piacere. Potrà sembrare provinciale, retrograda, dialettale, ma questa è la nostra imprenditoria. Quella che si preoccupa di Giovanni e di Paola, della mamma di lei e di cosa far fare a lui. La redditività dell’impresa calerà, non c’è dubbio, la competitività ne risentirà certamente, l’internazionalizzazione rallenterà, ovvio. Ma questi sono i nostri imprenditori migliori: quelli che si preoccupano del bene delle persone che viene sempre prima di ogni altra cosa. E, di fronte a loro, c’è solo da inchinarsi.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete. E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti. E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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