L’Europa fa bene a insegnarci la meritocrazia

È giusto che l’Europa abbia previsto, per il budget comunitario 2013-2020, di tagliare di circa 80 miliardi. Ed è giusto che tra i destinatari dei tagli ci sia soprattutto l’Italia. Nella programmazione 2007-2013 l’Italia era destinataria di circa 28 miliardi di euro di fondi strutturali: 2 di Fesr (a favore delle imprese) e sette di Fse (a favore delle persone). Di questi, l’Italia è riuscita a spendere a settembre 2012 il 26,3%, secondo i dati del ministero della Coesione Territoriale guidato da Fabrizio Barca.

Eurotower

La programmazione 2007-2013 destinava all’Italia 28 miliardi di euro. Di questi, a settembre 2012, ne avevamo spesi solo il 26,3%

A fine 2011 solo capriole contabili, e molta compassione da parte delle autorità europee, hanno evitato che l’80% di quei 28 miliardi (cioè 22,4 miliardi) venisse disimpegnato automaticamente e tornasse in Europa, visto che l’Italia non lo aveva utilizzato (a dicembre 2011 la percentuale di utilizzo medio a livello nazionale era poco sopra il 21%). Ovvio che ce li vogliano togliere. E, d’altra parte, se non riusciamo a spendere i soldi che abbiamo avuto, che cosa ci assicura che riusciremo a spendere quelli che avremo in futuro? Le Regioni meno sviluppate, tipicamente quelle del Sud, hanno percentuali di spesa certificata di soldi provenienti dal fondo Fesr inferiori al 20% a maggio 2012, con casi come quello della Campania (11%) e Sicilia (12%) che fanno rabbrividire. Soprattutto considerando che sono le Regioni a più basso sviluppo economico e a più alta disoccupazione. E anche quelle in cui, secondo la Corte dei Conti, i soldi a favore di imprese e persone sono spesi peggio. Significa che quei pochi soldi che le amministrazioni riescono a impiegare in progetti industriali o in formazione professionale, non raggiungono che casualmente gli scopi per i quali sono stati spesi. E dunque è ovvio che a Bruxelles si pensi di penalizzare l’Italia e premiare, invece, la Polonia. Vogliamo la meritocrazia? Eccola: i soldi vanno solo ai bravi, ai cattivi amministratori va dato non un soldo di più di ciò che riescono a impiegare facendo pagare sulla loro pelle (politica) il costo della loro inettitudine.

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Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete. E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti. E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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