La Repubblica-La Stampa e la pax editoriale

Il quotidiano britannico The Daily Express ha preso a cuore la battaglia per l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa (e anche per questo ha tutta la mia simpatia). Pochi giorni fa, in prima pagina, aveva il tradizionale titolo a caratteri cubitali che diceva tutto: “Britain needs Eu exit plan now ” (“Alla Gran Bretagna serve subito una strategia d’uscita dall’Europa”, ndr ). Ma non è stato questo ad attirare la mia attenzione. In alto a sinistra, dentro un cerchio rosso ben visibile, erano stampate alcune semplici parole che mi hanno aperto gli occhi. Mi hanno fatto capire perché la fusione tra La Stampa (e Il Secolo XIX che controlla) e la Repubblica è qualche cosa che dovremmo, noi lettori, vedere come fumo negli occhi. In quel bollino rosso c’era scritto esattamente questo: «Now 10p / cheaper than the Daily Mail / and ten times better » («Ora a 10 pence/ meno caro del Daily Mail / e 10 volte meglio», ndr ). Non mi vergogno: mi sono commosso.

"

È IL NOSTRO “SISTEMA”, L’ITALIA, CHE NON VUOLE LA CONCORRENZA, QUELLA VERA

"

È possibile anche solo lontanamente immaginare… Può essere anche solo tema di discussione a tavola… Insomma, si può ipotizzare come puro esercizio intellettuale che un quotidiano italiano possa scrivere in prima pagina, dentro un bollino rosso, che costa meno del concorrente ed è dieci volte meglio? Si può, tanto per passare il tempo, credere che un giorno il Corriere della Sera scriva: «Oggi 50 centesimi / meno di Repubblica / e dieci volte meglio» senza passare per pazzi? No, non è possibile. Fantascienza. Con la fusione La Stampa- Repubblica non è tanto la democrazia che diventa a rischio, è un pezzo di libero mercato che, potenzialmente (ma solo potenzialmente) presente, sparisce , perché due dei più importanti quotidiani italiani che non si sono mai fatti la guerra (anche a causa di quel brodetto di legami nel quale i direttori dei giornaloni sguazzano) ora sono alleati. La guerra anche commerciale che si potevano fare, e che non si sono mai fatti, non se la faranno mai più. In Italia, dove il prezzo è liberalizzato, nessun quotidiano ha mai fatto una sana concorrenza di prezzo . Perché costano tutti (più o meno) uguale? La risposta che mi sono dato è: perché anche i contenuti sono uguali e perché il primario interesse dei quotidiani italiani non è aumentare le vendite, ma sopravvivere per poter lucrare una rendita di posizione. Cioè: accreditarsi. Non vogliono conquistare lettori con quella ferocia con la quale li vuole conquistare The Daily Express , vogliono utenti unici da vendere un po’ al mercato della pubblicità ma, soprattutto, al mercato della politica.

Carlo De Benedetti © Getty Images

Carlo De Benedetti, presidente del gruppo L'Espresso (editore de la Repubblica)

Anche durante il momento peggiore per l’editoria, nessun giornale ha nemmeno lontanamente ipotizzato , anche solo come esercizio filosofico, di fare concorrenza a un altro con la stessa aggressività con la quale i gestori telefonici si fanno concorrenza tra loro . La risposta alla crisi è stata sostanzialmente una riduzione dei costi (stati di crisi, prepensionamenti e, alla fine, fusioni) anche per colpa di un mercato del lavoro editoriale ingessato, molto ingessato, sclerotico, nel quale, parafrasando Mario Missiroli : «Non si fa la rivoluzione perché ci si conosce tutti». Un mercato del lavoro nel quale un giornalista è spesso un equilibrista che cammina su un filo tirato tra il proprio desiderio di compiacere i “1500 lettori” ai quali si rivolge, le esigenze dell’editore e la propria ambizione di restare avvolto dal bozzolo protettivo della corporazione che scalda molto il cuore, ma riduce la competizione. L’idea di spiegare che cosa succede è, mediamente, assente. Ma, attenzione, non è colpa dei giornalisti, è colpa del “sistema” (parola che odio, ma non ne trovo un’altra). È il sistema, il “nostro” sistema, l’Italia che non vuole la concorrenza , quella vera, quella che fa male, quella dura come il granito. Ed è per questo che i quotidiani, quelli che hanno l’ambizione di dettare la linea di pensiero al popolo, non si fanno concorrenza nemmeno sul prezzo di vendita. Per cui, la prossima volta che leggete su uno di quei quotidiani un articolo con, nel titolo, le parole “meritocrazia”, “concorrenza”, “competizione”, fatevi un piacere, girate pagina.

P.S. 1500 lettori è il titolo di un imprescindibile libro di Enzo Forcella , probabilmente il miglior cronista politico italiano. Non si può leggere un giornale senza prima aver letto Forcella.

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.

Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

Archivio