La contrattazione va fatta sulle banche

È chiaro a tutti (o quasi) che senza una contrattazione autorevole in Europa di nuove regole, l’Italia non uscirà mai dalla crisi. Ma che cosa dovremmo contrattare in Europa? Qui le opinioni divergono, ma sembra che la linea che va per la maggiore sia quella di una richiesta di condizioni meno stringenti sul rispetto dei parametri di finanza pubblica, al fine di ottenere l’esclusione delle spese per investimenti dal computo del debito pubblico. Non credo sia il modo migliore di affrontare il tema . Sia perché quel maggior margine di manovra verrà usato per tutto tranne che per gli investimenti, sia perché a un “grande piano di piccole opere” gestito da un centro lento e burocratico io non ho mai creduto.

© IstockPhoto.com/ Hande Guleryuz Yuce

La vera trattativa che dovremmo fare in Europa riguarda piuttosto le banche. Secondo Prometeia, nei prossimi tre anni la differenza tra quanto le imprese chiederanno per effettuare i necessari investimenti e quanto le banche potranno concedere è di 90 miliardi di euro. Significa che per i prossimi tre anni mancheranno al sistema produttivo italiano 30 miliardi di euro di finanziamenti ogni anno. Si può solo immaginare quanto significhi in termini di fallimenti e di recessione. Se è vero, come è vero, che il problema italiano non è il debito ma la crescita, e se è vero che la crescita la fanno le imprese, e non lo Stato, significa che quei 30 miliardi di euro che mancano al sistema produttivo sono la prima emergenza da affrontare. Come? Le regole di Basilea 3 sono state rinviate al primo gennaio 2015 e, anche in presenza di regole rigide gli istituti di credito continuano a essere gravati da sofferenze pari a 125 miliardi di euro. Significa che non possono permettersi di sbagliare nemmeno una linea di credito.
Tra le proposte per fare arrivare credito alle imprese sono interessanti le due avanzate da Luigi Guiso e Guido Tabellini (Il Sole 24Ore , 16 aprile). La prima consiste nella vendita dei crediti delle banche alla Cdp. Ma questo tipo di operazioni, su scala assai più grande, resterà tristemente noto nella storia dell’umanità per aver provocato il crack finanziario americano tra il 2007 e il 2008. La seconda consiste nell’incentivare l’emissione di obbligazioni da parte delle imprese. Potrebbe funzionare, se solo non fossero sempre le banche a essere destinatarie di quei mini bond, visto l’asfittico mercato finanziario nostrano e la difficoltà di accedere a quello internazionale da parte di imprese con cinque o sei dipendenti.
La storia insegna che uno degli strumenti più apprezzati da banche e imprese sono i fondi di garanzia gestiti in modo sussidiario dai tanti consorzi fidi che operano sul territorio. Oggi quei consorzi garantiscono i fidi ottenuti dalle imprese attraverso il merito di credito di tutti gli aderenti. La Cdp potrebbe dare una parziale garanzia pubblica ai liquidi erogati dalle banche ai soci dei consorzi proporzionalmente alle linee di credito. Per farlo occorre una serrata trattativa con l’Europa, perché le garanzie sui prestiti sono considerate aiuti di Stato. Ciò significa che, senza un governo che possa presentarsi in Europa con un menu di richieste da sostenere, non è possibile intraprendere nessuna azione di rilancio dell’economia del Paese. E chi ha impedito la costituzione dell’esecutivo ne dovrà rendere conto.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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