La formazione professionale lasciamola alle imprese

«Sul continente europeo l’eccessivo interessamento dei governi in passato ha ostacolato lo sviluppo di organizzazioni volontarie per fini pubblici e ha prodotto una tradizione in cui gli sforzi privati erano spesso considerati come delle ingerenze gratuite». Lo ha scritto uno dei padri del liberismo, Friedrich August von Hayek (Legge, legislazione e libertà ). Ed è una di quelle frasi perfette alle quali non si può fare a meno di pensare quando si vede il governo italiano dibattersi in un rebus di cui non trova la soluzione.
Quello italiano è un rebus senza soluzione non solo per la quantità del denaro in gioco (debito pubblico pari al 130% del Pil; crescita 2012 -2%; disoccupazione 12,2%) ma soprattutto per il metodo con il quale viene affrontata la recessione, che in sei anni ha distrutto buona parte della capacità produttiva del Paese. Il metodo è il seguente : lo Stato non ha la soluzione; lo Stato “è” la soluzione. Niente di più falso .

Google Campus Londra © Getty Images

Un esempio? La formazione professionale. Il ministro del Welfare Enrico Giovannini ha, giustamente, il pallino dell’innalzamento delle competenze delle persone. Giusto. Tralasciamo il fatto che se si formano delle persone circondate da un sistema-Paese che non è in grado di valorizzare le loro competenze si stanno in realtà formando persone che spenderanno le loro competenze all’estero , e veniamo al punto. La formazione professionale pubblica in Italia è la peggiore mangiatoia per politici locali, che usano i fondi europei cofinanziati da soldi italiani per fare campagne elettorali illudendo disoccupati di fornire loro professionalità che permetteranno loro di trovare un lavoro. Contemporaneamente guadagnano consensi, finanziando piccole e incompetenti società private che non sono tenute a raggiungere risultati. E, insieme, usano come proprietà privata enti pubblici di formazione trasformati, nell’incuria generale, in dimenticatoi di politici trombati, i quali gratificano con qualche consulenza professori che non hanno la più pallida idea delle vere esigenze delle imprese. E, per carità di patria, evito di parlare delle inchieste giudiziarie. Giovannini ha ragione: la formazione professionale è strategica. Per questo va immediatamente abolita , sostituendola con assegni alle persone che frequentano corsi di formazione organizzati direttamente dalle aziende, incentivate a formare i propri dipendenti del futuro o i propri futuri fornitori. Basta farsi un giro al Google Campus di Londra (nella foto) per capire che fino a quando i politici italiani daranno soldi ai sindacati per corsi di formazione sulla contabilità (nel migliore dei casi) questo Paese sarà sempre un paio di metri dietro agli altri. Perché non si fa? Perché, come diceva Hayek, queste sono “ingerenze gratuite” di privati in una attività che lo Stato non ha alcuna intenzione di mollare.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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