La retromarcia dell'Occidente

Nous sommes Charlie © Getty Images

Dopo la strage di Charlie Hebdo , in Francia ci fu una settimana di lutto. Dopo la strage di Bataclan un giorno. Dopo la strage di Nizza due minuti di silenzio. È inutile negarlo: ci stiamo abituando all’orrore. Il presidente francese François Hollande lo ha detto esplicitamente: «Dovremo abituarci all’orrore».

Partendo da questo assunto si capisce perché le risposte delle autorità agli attacchi dei fondamentalisti islamici sia sostanzialmente difensiva: più polizia, più intelligence, più collaborazione internazionale tra le forze dell’ordine dei vari Paesi. Tutte cose giuste, per carità, ma sono risposte difensive: come quando un fortino sente che sta per essere attaccato, raddoppia le sentinelle, ritenendo l’assalto inevitabile. L’invito che politici e grande stampa rivolgono agli europei è, quindi, quella di rassegnarsi a uno stato di fatto che non è possibile cambiare a meno di rinnegare gli ideali occidentali. Questo assunto cade su un terreno fertilissimo: agli europei, tutto sommato, degli ideali occidentali infatti, non interessa poi molto. E, come a tutti gli europei, anche ai milanesi, tutto sommato, non interessano.

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LE RISPOSTE DEI GOVERNI

SONO DIFENSIVE,

QUASI RASSEGNATE

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Una prova? Mi ha fatto impressione l’elezione al Consiglio comunale di Milano di Sumaya Abdel Qader, esponente di punta del Caim, Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano, Monza e Brianza che non ha ancora scritto una riga sul suo sito per condannare la strage compiuta a Nizza. L’elezione di Sumaya ha provocato le dimissioni di Maryan Ismail dal Pd, ex componente del coordinamento metropolitano milanese che ha accusato il partito di Renzi (lo stesso che “by definition” deve difendere l’Italia dal rischio del fondamentalismo) di aver sostenuto una persona portatrice di una visione dell’Islam «ortodossa e oscurantista».

Sul sito del Caim non c’è una riga di condanna della strage del Bataclan mentre l’ultima condanna che si può rintracciare è quella contro i fatti di Charlie Hebdo . In quel post (per il quale la funzione “Commenti” è stata disabilitata) viene suggerito che i fondamentalisti islamici, mentre ammazzavano 87 persone, urlavano «Allahu Akbar» per “depistare” le indagini. In un mondo normale chi scrive queste castronerie verrebbe espulso dalla società civile, verrebbe sommerso dal ridicolo e, magari, verrebbe anche controllato dalla polizia. Invece i milanesi hanno votato Pd sapendo che un’esponente del Caim, Sumaya sarebbe stata eletta. Il risultato è che ora nel consiglio comunale di Milano, c’è una persona il cui unico obiettivo politico è ottenere l’autorizzazione per l’apertura di nuove moschee.

Se i milanesi hanno votato Sumaya e hanno portato a Palazzo Marino il Caim, significa che la propaganda politica volta ad assuefare le persone alle stragi ha raggiunto il suo scopo.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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