Libertà di giustizia

Invece di infilarsi nel tunnel della riforma della giustizia (dal quale o esce vivo lui o esce viva la magistratura) il ministro Angelino Alfano avrebbe un modo molto più semplice ed efficace per far funzionare il sistema giudiziario. Metterlo in concorrenza con quello degli altri Paesi europei abolendo (o riformando) la legge 218 del 1995 che è uno dei principali ostacoli alla libertà di scelta, da parte delle aziende italiane, del foro che deve giudicare eventuali controversie commerciali. Quella legge è stata sostanzialmente smentita da diverse sentenze della Corte di Giustizia della Comunità Europea più orientata a lasciare liberi i contraenti su chi debba giudicare che cosa. Un embrione di questa libertà la si può ritrovare nei cosiddetti Adr, Alternative Dispute Resolution, che prevedono la possibilità di far dirimere un conflitto da un arbitro che amministra la giustizia con modalità sostanzialmente privatistiche. Ma è ancora troppo poco.

Il vero e proprio “forum shopping”, come è chiamata la pratica di scegliere tribunali esterni al proprio Paese, potrebbe essere un efficacissimo strumento per dimostrare alla casta giudiziaria italiana (della quale fanno parte un po’ tutti: dagli avvocati, ai giudici, ai magistrati) che sono uguali a tutti gli altri lavoratori dello Stato e che le loro performance devono essere sottoposte a valutazione e giudizio. La concorrenza e non il solito “tavolo di concertazione” è la risposta ai paradossi dei tribunali italiani il cui lavoro, come vuole anche il ministro, deve essere giudicato con metodi certi bilanciando premi e punizioni. E se il problema che pongono i magistrati è «chi ci deve giudicare?» la risposta dovrebbe essere: «I vostri concorrenti», ovvero i magistrati tedeschi, inglesi, spagnoli o svedesi. Così se due imprenditori milanesi fossero in grado effettivamente, e non solo teoricamente come è adesso, di stabilire che a dirimere le loro controversie debba essere il tribunale di Berlino, i magistrati milanesi resterebbero senza lavoro. Abbandonati dai loro potenziali “clienti”. E si potrebbe finalmente cominciare a parlare dei tempi della giustizia. Che spesso è sinonimo di giustizia tout court.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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