Meno sussidi, più servizi

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Le abbiamo provate tutte. Il bonus di Letta, la liberalizzazione dei contratti a tempo determinato e la “Garanzia Giovani” di Renzi, ma l’occupazione, soprattutto quella dei ragazzi, non aumenta. Perché? Ci sono mille risposte a questa domanda, ma prima di prenderle per buone bisogna, prima di tutto, vedere che cosa hanno fatto i Paesi che sono riusciti a invertire la tendenza della crescita della disoccupazione giovanile . Tra questi un esempio secondo me molto interessante è quello della Germania di 11 anni fa. È vero, infatti, che la Germania nel 2003 ha chiesto e ottenuto di poter sforare i parametri di finanza pubblica europei, ma ciò che Renzi dovrebbe sapere è che per i due anni successivi l’allora cancelliere tedesco Gerhard Schroeder (foto) ha letteralmente ribaltato il suo Paese attraverso riforme strutturali di portata letteralmente storica. E siccome le riforme storiche costano un sacco di soldi (per questo ha chiesto di poter sforare i parametri) Renzi, invece di fare il bulletto con la Merkel dicendo che Roma non farà mai come Berlino, dovrebbe, al contrario, considerare seriamente l’ipotesi di fare esattamente la stessa cosa. Le riforme costano , il governo è in bolletta, quindi l’unica è sforare i parametri del fiscal compact, ma questo è un altro discorso.

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METTERE "AL LAVORO" LE PERSONE È IL PUNTO DECISIVO PER FAR RIPARTIRE IL BENESSERE DI FAMIGLIE E IMPRESE

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Tra le varie iniziative prese da Schroeder nel 2003 una è particolarmente interessante e riguarda il ridisegno dei servizi federali per le politiche attive per il lavoro, quello che il governo italiano ha chiamato “Garanzia giovani”. Nel 2003 è stato rivisto da cima a fondo il sistema di funzionamento del ministero del Lavoro che da moloch burocratico è diventato un organismo che funziona come una società privata. Ogni impiegato pubblico impegnato nelle politiche attive per il lavoro prende in carico delle persone in tutte le loro esigenze e problematiche: dal pagare l’affitto alla sanità e, soprattutto, al posto di lavoro. L’impiegato pubblico è responsabile (se si potesse sarebbe da sottolineare questa parola perché è quella che fa la differenza) dei disoccupati o delle persone che si prende in carico e ha anche il potere di togliergli ogni tipo di sussidio pubblico nel caso in cui questi rifiuti un lavoro coerente con le sue aspettative. In questo modo lo Stato non è semplicemente, come nel caso italiano, un “fluidificatore” dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro (attraverso complicatissimi siti internet, peraltro), ma diventa un attore essenziale del sistema economico perché “mettere al lavoro” le persone è il punto decisivo per far ripartire il benessere di famiglie e imprese. E, se si guarda il grafico della disoccupazione tedesca, si vede a occhio nudo che tra il 2003 e il 2005 continua a salire, ma anche che dopo il 2005 inizia a scendere fino a crollare da dopo il 2006, quando tutte le riforme di Schroeder divennero operative. L’obiezione naturale che viene fatta a questo discorso è che i dati del 2003 erano «altri tempi», che oggi c’è la crisi e che il problema è che il lavoro non c’è. Vero, ma fino a un certo punto visto che ogni trimestre vengono firmati in Italia circa 2,5 milioni di contratti di lavoro . Significa che il lavoro è poco, ma non è vero che non c’è . Il fatto è che se la persona può contare su un sussidio pubblico sia che lo cerchi sia che non lo cerchi, è poco incentivato a cercarlo. Questo Schroeder, capo di un governo socialista, lo aveva capito benissimo. E Renzi?

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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