No al partito della spesa

-

È un dibattito surreale quello che mette in contrapposizione la necessità di incentivare la crescita economica con l’obbligo di ridurre il debito pubblico. Surreale perché, ammesso e non concesso che per incentivare la crescita occorrano stimoli statali, questi sono impossibili da mettere in campo fino a quando il Paese è costretto a versare ai suoi creditori 70 miliardi di euro l’anno di interessi. Con un costo del debito pubblico a questo livello, destinato a crescere in modo direttamente proporzionale all’aumento dei rendimenti che siamo costretti a pagare perché qualcuno compri i nostri Btp, francamente non ho idea di come si possano trovare risorse per stimolare il Pil. Da nuove tasse? Per piacere…
Vorrei sbagliare, ma mi pare che chi mette in contrapposizione la necessità di crescere alla necessità di risanare, faccia parte di quel partito della spesa pubblica che non ha alcuna intenzione, al di là delle belle parole e dei proclami, di abbattere lo Stato-elefante. Non crede che lasciando più libere le persone di intraprendere queste possano creare più benessere per tutti e preferisce mantenere una regolazione dell’attività economica così assurdamente complicata da inibire anche il più entusiasta degli imprenditori. Chi dice che bisogna pensare alla crescita dice, in realtà, che lo Stato deve pensare alla crescita e per pensare alla crescita deve spendere di più, sennò «non ci pensa». Follie.
Per la crescita del Pil vale di più l’abolizione di un passaggio burocratico e l’efficienza della pubblica amministrazione di qualsiasi cifra che lo Stato decidesse di mettere in campo. Vista la storia della spesa pubblica italiana qualcuno dovrebbe, infatti, dimostrarmi che con i soldi dello Stato si fa sviluppo.
L’abolizione delle province, del Pubblico Registro Automobilistico (se ne è parlato, qualche anno fa, per un po’…), del valore legale del titolo di studio sono tutti provvedimenti che lo Stato si può permettere e che servirebbero per dare agli imprenditori almeno l’impressione che si fa finalmente sul serio nello smantellamento di quella macchina mangia-soldi che ormai è diventato l’apparato pubblico.
Se non si fanno queste cose, e se non si fanno subito, si continuerà nell’assurdo dibattito tra chi pensa che la priorità sia lo sviluppo e chi pensa che la priorità sia il risparmio. Si possono fare entrambe le cose. Se solo i partiti facessero un po’ più di politica e un po’ meno i fatti loro.

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.

Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

Archivio