Pensare prima di guardare

C’è stato un tempo, fino a qualche anno fa, che non me ne perdevo uno . Dopo cena, mi rintanavo davanti alla Tv e, con il computer puntato su Twitter, godevo a scovare nelle frasi fatte (e, soprattutto, quelle non fatte) degli ospiti le incongruenze, le falsità, le palesi assurdità logiche di ciò che dicevano gli ospiti di tutti i talk show politici della Tv. Ero capace di postare un centinaio di tweet ogni mezz’ora e di divertirmi come un pazzo. Poi, d’un tratto, basta . Mi è passata la voglia: da un momento all’altro il gioco non mi divertiva più e da quel momento ogni volta che capitavo su un talk show lo saltavo. Adesso, ogni tanto, mi fermo qualche minuto per capire almeno di che argomento si parli, ma poi non resisto, è più forte di me, devo cambiare canale. Come mai?

Michele Santoro

Michele Santoro, 64 anni, al timone di talk show storici come 'Annozero', 'Il rosso e il nero' e 'Servizio Pubblico'

Se devo essere brutale, populista e superficiale, il motivo principale è che non si capisce assolutamente nulla. E questo è dovuto non tanto e non solo all’incompetenza degli ospiti ma anche al fatto che i talk show non sono “umani” . Il loro ritmo non è lo stesso ritmo della vita normale. Quando le persone normali (quelle che non vanno in Tv, intendo) parlano, uno parla e l’altro ascolta e viceversa e viceversa e viceversa. Per queste operazioni servono molti minuti e se l’argomento è difficile (e la politica è un argomento tra i più difficili che esistano) occorrono delle mezz’ore intere anche solo per approfondire un singolo tema (ad esempio: Renzi è di destra o di sinistra?). In Tv il ritmo è diverso, è lo stesso ritmo di Ballando con le Stelle : un ritmo che non deve permettere a chi guarda di pensare, anzi, gli deve impedire di pensare per potersi godere lo spettacolo. Se un talk show non fa pensare, a che serve un talk show? Per avere un futuro il talk non devono cambiare argomenti o conduttori, devono cambiare il ritmo.

Ciò che rende i talk show tutti uguali, o perlomeno simili, è proprio il ritmo, che è uguale per tutti a prescindere dal contenuto ideologico di ognuno. L’effetto sullo spettatore è che la forma cardiopatica sovrasta il contenuto ideologico, che è sempre meno riconoscibile. In effetti nessuno incarna una visione del mondo chiaramente identificabile e ideologicamente non confondibile. Avete presente Santoro? Era fazioso, ideologico, triviale, intellettualmente disonesto, culturalmente approssimativo, ma lo sapevi e ti piaceva proprio per quello. Sapevi che, in qualsiasi manifestazione violenta lui stava con i violenti e non con la polizia. Lo sapevi. Sapevi che per lui i precari avevano sempre ragione. Sapevi che la colpa di tutto era il liberismo. Lo sapevi e, se non stavi attento, ti convinceva. Il suo era uno show ideologico, dove al primo posto c’era l’ideologia. Ora, al primo posto, c’è lo show . Allora tanto vale guardare Ballando con le Stelle .

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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