Perché il nucleare non è il futuro

Il nucleare è una tecnologia vecchia. Anche se l’energia elettrica fosse generata da centrali di quarta, quinta o sesta generazione, quella dell’atomo resta una tecnologia vecchia. Vecchia e costosa, visto che i costi di costruzione e, soprattutto, di decommissioning, rapportati al tempo di vita medio di una centrale, rendono qualsiasi impianto poco remunerativo se non scaricando tali costi sulle spalle del bilancio pubblico.
Questo è il motivo principale che mi fa dire che scegliere oggi di lanciare un programma di centrali nucleari è una scelta sbagliata. Ragionando per un momento a mente fredda, cercando di non farsi prendere dall’emozione del disastro di Fukushima (21 mila morti) e immaginando che esista un pianeta oltre la via Lattea sul quale scaricare le scorie che noi non sappiamo dove seppellire. Facendo tutto questo, resto dell’idea che adottare oggi un piano nucleare resti sbagliato. Puntare oggi su una tecnologia vecchia significa tagliare i ponti con il futuro e convincersi dell’impossibilità che l’Italia possa avere un ruolo nella scoperta non solo di nuove tecnologie, ma anche nell’affinamento di quelle esistenti. Siamo così “vecchi” dal non immaginare che possa esistere una tecnologia che ci permette di produrre elettricità in abbondanza? Abbiamo così paura del futuro da non avere il coraggio di investire gli stessi soldi che erano destinati all’atomo in tecniche più efficienti? In questo anno di “moratoria” che il governo si è imposto, sarebbe bene che proprio il governo ci dicesse se ha fiducia nel futuro o nel passato.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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