Perché in Italia continuiamo a non farci le domande giuste?

Sono francamente stupefatto. L’unica notizia della quale si dovrebbe parlare in queste settimane, e per le prossime, è la decisione dei magistrati di Taranto di sequestrare 13 società controllate dalla famiglia Riva, i quali hanno risposto mandando in libertà 1.400 dipendenti. Non c’è nulla di più urgente di un dibattito pubblico su questo. Mi sono interrogato sul motivo per il quale in Italia si parla di tutto tranne che delle cose serie, e la risposta che mi sono dato è che la colpa non è tanto dei giornalisti che questo dibattito non lo avviano, ma è colpa degli italiani che non lo vogliono. E lo posso dimostrare.

Ilva di Taranto © Getty Images

Qualche settimana fa ho scritto su Twitter e su Facebook: «Può un magistrato provocare la messa in libertà di 1.400 persone?». Era una semplice domanda, molto secca, che prevedeva due sole risposte: sì oppure no. Non mi è arrivato nessun sì e nessun no. In compenso la risposta più gettonata è stata: «E può la famiglia Riva inquinare per 20 anni Taranto impunemente?». Come se chiedersi se il potere della magistratura possa arrivare fino al punto di far chiudere 13 società volesse dire assolvere i Riva dalle loro gravissime (e condivise, con i politici locali come le carte dimostrano) responsabilità. Noi italiani siamo stati abituati a pensare che la giustizia sia una vendetta. Sequestrare 13 società che, è bene chiarirlo, non sono accusate di disastro ambientale, né di evasione fiscale, né di sfruttamento del lavoro nero – cioè non sono accusate di nulla – solo per raggiungere il limite presunto del valore del danno ambientale provocato dai Riva non è giustizia. Perché il sequestro “per equivalente” poteva essere compiuto non solo sui valori della famiglia, ma anche sugli utili futuri delle aziende coinvolte e non sulle aziende. Così si sarebbe colpita la famiglia salvaguardando il lavoro.

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In questo Paese si parla di tutto, tranne che di cose serie: come il sequestro di 13 aziende della famiglia Riva

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E oltre all’incapacità degli italiani di porsi alcune domande fondamentali, come il rapporto che deve esserci non solo tra politica e magistratura ma tra magistratura e imprese, è l’assenza di un dibattito politico che lascia davvero stupefatti. Non ho trovato nulla di significativo nelle reazioni dei politici a questo evento, come se non parlarne difendesse onorevoli, sottosegretari e ministri dallo sgomento delle 1.400 persone lasciate a casa da un giorno all’altro da aziende che, anche questo è bene sottolinearlo, sono in utile, hanno portafogli ordini, stavano assumendo. Il povero ministro dello Sviluppo Economico, Zanonato, è stato l’unico, per dovere d’ufficio, a balbettare la necessità di trovare una soluzione, e pare che si stia trovando, ma un alito di pensiero dal presidente del Consiglio Enrico Letta non è arrivato. Né è arrivato dai principali leader di partito. E questo lascia soli i sindacati che si trovano da una parte 1.400 persone sulla strada e dall’altra la magistratura. E questo mi porta a una conclusione: la sinistra ha modificato il suo Pantheon di valori fondativi sostituendo il lavoro con la magistratura. Ecco perché perde.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete. E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti. E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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