Più che diritti, servono libertà

La strana sensazione che una persona avverte appena intraprende il mestiere di italiano è quella di non essere libera. Attorno ai 18-20 anni, una persona attenta alla realtà, uno che annusa l’ambiente circostante e non semplicemente si fa vivere da esso, si accorge immediatamente di un senso di illibertà che è il risultato della stratificazione di comportamenti politici e collettivi che hanno ridotto lo spazio di agibilità personale a un recinto di scelte molto limitato. Nel corso dei decenni la politica di destra ha difeso i grandi privilegi e la politica di sinistra ha difeso quelli piccoli. Non potendosi annullare a vicenda, ognuno si è accontentato di tutelare la propria parte di società, ammettendo che l’altro difendesse la sua. Il risultato è che chi vive oggi in Italia e non fa parte né dei grandi privilegiati né dei piccoli privilegiati, si rigira su se stesso come una trottola che, finita la spinta, cade e si ferma.

Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini, Silvio Berlusconi © Getty Images (3)

Pier Luigi Bersani
Pier Ferdinando Casini
Silvio Berlusconi

Basta parlare con qualsiasi giovane laureato appena dotato di una qualche aspirazione per rendersi conto che nelle sue parole pare che tutto sia possibile all’estero e poco o nulla gli sia messo a disposizione in Italia in termini di opportunità. Basta parlare con una giovane donna per capire che la mancanza di basilari servizi sociali (asili nido) le impediscono la libertà di impegnarsi nel mondo del lavoro. Basta discutere con un piccolo imprenditore di un settore che può essere delocalizzato per vedere nei suoi occhi un senso di sollievo quando parla della libertà che alle imprese viene concessa in Carinzia, che è nella civilissima Austria. Tutti e tre questi soggetti sono alla ricerca non di diritti, ma di libertà.

In questa campagna elettorale, invece, il tema della libertà è totalmente assente. Il suo posto è stato preso dal concetto di “diritto”: diritto al lavoro, alla salute, diritto a un reddito minimo e via dicendo. Ma, per esempio, il reddito minimo non è affatto un diritto, bensì una condizione per essere liberi di poter cambiare lavoro senza rischiare di finire in miseria. È la libertà di ogni uomo in ogni condizione che dovrebbe stare a cuore a chi si candida a guidare il Paese. E invece i politici insistono a voler attribuire diritti. Solo per poter continuare a essere loro chi li garantisce.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete. E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti. E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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