Salva banche? Abbiamo sbagliato tutto

Mario Monti © Getty Images

Mario Monti, presidente del Consiglio dei ministri ai tempi dell’emanazione dei cosiddetti Monti bond, che hanno preso il suo nome

Poche storie: quelle quattro banche fallite dovevano essere nazionalizzate. Non “salvate”, “risanate”, “ripulite”. No: andavano proprio nazionalizzate perché, travolte dalla crisi (è noioso, ma occorre ripeterlo nonostante la retorica renziana sostenga il contrario) più devastante dal Dopoguerra, era ed è ancora impensabile che delle piccole banche di provincia, che danno mutui e prestiti a piccoli imprenditori non soffrissero come – se non di più – delle grandi banche. Quelle quattro banche dovevano essere nazionalizzate, così come deve essere nazionalizzato, lo si può fare ancora oggi e ha ancora senso, il Monte dei Paschi di Siena, una banca che nonostante aumenti di capitale per 8 miliardi non è ancora tornata a elargire credito alle imprese determinando una crisi dell’economia intera.

Quelle quattro banche andavano nazionalizzate perché non potevano salvarsi se non, come hanno fatto, rimpinzando di titoli-bidone i pensionati per aumentare il propri ratios patrimoniali. Lo si sapeva che non ce l’avrebbero fatta. Lo si sapeva soprattutto dopo che l’Eba, l’autorità bancaria europea, che è diversa dalla Bce di Mario Draghi, stabilì che le banche che erano più esposte con l’economia reale erano più a rischio di insolvenza rispetto a quelle che avevano comprato Btp. Quindi, per l’Europa, a una banca conviene, ancora oggi, comprare Btp, usando i soldi che le vengono elargiti a piene mani dalla Bce, invece di finanziare l’economia reale. Chiaramente folle (come folle è l’architettura europea, ma questo è un altro discorso).

Questo significa che il primo responsabile del crack delle quattro banche è Mario Monti, che preferì concedere alle banche l’acquisto di loro obbligazioni da parte dello Stato

(i Monti bond) a condizioni penalizzanti per gli emittenti. Invece di salvare le banche, le penalizzò. L’unico caso in cui lo Stato è diventato azionista di una banca è proprio il caso del Mps che, al momento di rimborsare 4 miliardi di Monti bond, non riuscì a pagarne gli interessi stratosferici se non con azioni della banca, permettendo allo Stato di diventare socio con un inutile 4%.

Tutto il mondo ha nazionalizzato le banche: l’Olanda, il Belgio, la Germania, gli Stati Uniti. Tutti tranne noi. C’è da chiedersi perché. Mancavano i soldi? Balle. La terza economia europea non può sostenere, senza essere ridicola, che mancano pochi miliardi di euro. Credo piuttosto che alla base di quel tragico errore ci sia stata un’infantile voglia di rivincita delle élite à la Monti: il professore con il loden ha voluto fare meglio della Germania. Quella salva i propri istituti con 248 miliardi di euro? Noi no. Noi siamo migliori. Siamo più bravi. Una catastrofe intellettuale, perché quella voglia di fare i primi della classe ha provocato non solo il crack di quattro banche di provincia, ma il calo del livello di credito alle imprese, dato che ancora oggi il nostro sistema bancario (checché ne dica il Granduca di Rignano e i suoi ministri blabla) è sottocapitalizzato, e di molto, rispetto al resto d’Europa. E le più sottocapitalizzate di tutte sono le 15 banche commissariate da Bankitalia, rispetto alle quali occorre una decisione politica. Certo, ci vorrebbe un leader politico per questo, e siccome non c’è, anche la loro situazione sarà trascinata nel tempo fino al prossimo, inevitabile, crack.

Ma a sbagliare siamo stati anche noi, noi liberali, intendo. Noi che eravamo troppo attenti a curarci del rispetto da parte dello Stato dei sacri dogmi dell’economia di mercato, e non ci siamo accorti che la realtà stava altrove; che la nostra economia è fatta al 92% da piccole e piccolissime imprese che si servono da piccole e piccolissime banche e che, quando c’è una crisi come quella che ancora stiamo vivendo, le piccole e piccolissime banche vanno semplicemente nazionalizzate, risanate e rivendute. Sì, un po’ è anche colpa nostra.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete. E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti. E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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