Se la legge non vale per tutti

Colosseo-Roma-Lazio

Nella relazione della Corte dei Conti sulla finanza locale, quella diventata famosa per aver rilevato che tra il 2011 e il 2014 le tasse comunali sono aumentate del 22% generando «una pressione fiscale ai limiti della compatibilità con le capacità fiscali locali», si trova una serie impressionante di obbrobri . Tra i tanti, uno, in particolare, ha attirato la mia attenzione. Nel 2014 c’è stata una sola Regione che non ha rispettato il patto di stabilità interno. Indovinate quale? Sì, il Lazio. Ha sforato per oltre 977 milioni di euro . La Corte dei Conti spiega che questo sforamento dei conti non è casuale, «la Regione Lazio, infatti, ha volutamente mancato il proprio obiettivo», è scritto nella relazione, perché ha optato per «il pagamento dei debiti pregressi certi, liquidi ed esigibili». Cioè: ha deciso di pagare i debiti che aveva con i fornitori privati anche se questo ha causato uno sforamento di bilancio di (esattamente) 977.251 milioni di euro.

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PERCHÉ TUTTE LE REGIONI
HANNO RISPETTATO IL PATTO
DI STABILITÀ, MENTRE UNA
LO SFORA SENZA SANZIONI?

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Fine nobile. Perfino giusto. Certo, ci si potrebbe chiedere se per caso tutte le altre Regioni abbiano sbagliato a stringere la cinghia e tassare i propri cittadini per rispettare le regole quando una sola di loro ha deciso di fare l’opposto. Delle due l’una, infatti: o tutte le Regioni sbagliano e il Lazio ha fatto bene, oppure tutte le Regioni hanno fatto bene e il Lazio ha sbagliato.

La risposta viene subito dopo. Come si sa, se una Regione fallisce gli obiettivi di contenimento della spesa, lo Stato la “punisce” riducendole i trasferimenti. Giusto o sbagliato che sia, queste sono le regole. Ma che cosa è successo nel caso del Lazio? È successo che «la sanzione del versamento al bilancio dello Stato dell’importo corrispondente alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo programmatico predeterminato (…) è stata, tuttavia, parzialmente disapplicata». Tradotto: lo Stato ha perdonato la Regione per non aver rispettato i patti disapplicando la sanzione. Non solo: la Corte aggiunge che, sempre nel caso del Lazio, «non trovano applicazione, oltre all’obbligo del recupero integrale delle somme indebitamente erogate in violazione ai vincoli finanziari posti dalla contrattazione collettiva integrativa, neppure le sanzioni previste nell’esercizio successivo all’inadempimento del patto e consistenti nel divieto di indebitamento per le opere in corso di realizzazione e nel divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato all’esito dei processi di mobilità. Nessuna decurtazione opera, altresì, sulla quota di finanziamento del Servizio sanitario nazionale».

La conclusione è una domanda: perché tutte le Regioni hanno ridotto le spese e aumentato le tasse per rispettare il patto di stabilità, mentre una sola lo sfora allegramente (pur con un fine nobile) e non viene sanzionata? È proprio vero: la legge, in Italia, si applica per i nemici e si interpreta per gli amici .

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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