Servono banchieri, non degli eroi

Non sono un ottimista, però guardo i numeri. Secondo la Banca d’Italia a marzo i prestiti bancari alle famiglie sono aumentati del 4,2% sui 12 mesi. Il fenomeno è concentrato soprattutto al Sud (Calabria, Molise e Puglia). Per quanto riguarda le imprese a marzo i prestiti sono invece diminuiti del 3,3% rispetto ai 12 mesi e il calo ha riguardato in particolare il Centro-Nord. Aggiungo: record del fatturato industriale a maggio (+8,9%), aumento degli ordinativi (+2,6%) e crescita dell’export extra Ue a giugno (+26,4%).Di questi dati si può dare letteralmente qualsiasi interpretazione. La mia è che le banche hanno ricominciato a fare il loro mestiere e, dopo aver tappato le voragini nei loro bilanci provocate da investimenti senza senso, sono più vicine alle imprese. Il calo dei finanziamenti non deve trarre in inganno. Non sono diminuiti i soldi che le imprese chiedono alle banche, è diminuito il numero delle imprese. Quelle che sono sopravvissute ottengono più facilmente di prima i finanziamenti di cui hanno bisogno. Riguardo i dati industriali macro occorre prendere atto che qualche cosa si sta muovendo molto rapidamente e molto (se non tutto) fa pensare che (lo dico sottovoce) il punto peggiore della crisi sia alle nostre spalle. Se è così, e stando ai numeri pare sia proprio così, occorre non perdere il treno che porta alla crescita anche dell’occupazione. A staccare il biglietto del viaggio sono sempre loro: le banche. Questo è il momento di un surplus di responsabilità sociale da parte degli istituti di credito che, continuo caparbiamente a pensare, non sono aziende normali, sono aziende un po’ speciali perché dalle loro decisioni dipende la vita o la morte di un’impresa, la quale non è appena la somma di macchine azionate da persone in una meccanica simbiosi: è il luogo nel quale una persona realizza se stessa e una società costruisce il proprio futuro. Non occorre essere eroi per essere buoni banchieri, basta essere coerenti con i fatti e prendere atto che la finanza li ha già fregati una volta. Provassero con l’industria, che forse gli va meglio.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete. E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti. E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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