Sì alla protesta dei lavoratori, no all’opportunismo sindacale

Se fossi un iscritto a un sindacato che per la quarta volta su cinque non firma il mio contratto nazionale di lavoro comincerei a farmi qualche domanda sull’utilità della mia tessera. Poi, probabilmente, mi direi che non è importante se firma o non firma, tanto i benefici contrattati per tutti i lavoratori da altre organizzazioni sindacali ricadono anche su di me. Perciò mi troverei nella comoda posizione di chi ha la moglie ubriaca e la botte piena (e capita molto raramente): incasso gli aumenti salariali e contemporaneamente posso continuare a manifestare contro chi me li dà.

Maurizio Landini © Getty Images

Maurizio Landini

In sintesi questo è quanto è accaduto con l’ultimo contratto dei metalmeccanici, che la Fiom Cgil non ha firmato e che, dal punto di vista salariale, prevede 130 euro in più in busta paga nel triennio. Essendo stato l’unico a non firmarlo, il sindacato guidato da Maurizio Landini è l’unico che può permettersi il lusso di contestarlo, mentre i suoi iscritti incassano l’aumento. Non credo sia giusto. Da chi predica, giustamente, la responsabilità sociale, non si può accettare che non firmi quattro contratti di lavoro su cinque con l’effetto (se non l’intenzione, ma questo sarebbe pensar male) di poterli contestare e alimentare la rabbia dei propri iscritti contro altri sindacati che si sono assunti il peso di accettare un contratto che certamente poteva essere migliorato. Ma continuare a non firmare contratti di lavoro sapendo che i propri iscritti ne otterranno i benefici è opportunismo sindacale, identico a quell’opportunismo politico che ha trasformato la lotta parlamentare in una guerra tra partiti. Una guerra tattica e, come noto, di tattica si muore .
Non auguro questa fine alla Fiom Cgil, perché la voce di un sindacato di sinistra è essenziale per la democrazia non solo nelle fabbriche, ma anche nel Paese. Però il rischio di una lenta insignificanza sindacale esiste eccome . Perché a forza di non assumersi alcuna responsabilità e a forza di organizzare cortei e manifestazioni, alla fine gli iscritti alla Fiom rischiano di essere solo gli antagonisti duri e puri, gli anticapitalisti in servizio permanente, i contestatori di professione, che sulla rabbia delle persone costruiscono (probabilmente) una carriera politica. Questo non è serio. Io non allungherei mai la mano verso una persona che so che non la stringerà. Federmeccanica non offrirà mai un posto a sedere alla Fiom sapendo che verrà rifiutato.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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