Smettiamola con la retorica

Il problema non è la mafia, il problema è la politica. Ciò che indigna leggendo gli atti dell’inchiesta Mafia Capitale avviata dal procuratore di Roma Pignatone non è che qualcuno abbia comprato dei politici, ma che nemmeno un politico abbia detto di no o abbia denunciato il tentativo di corruzione. Nemmeno uno. Perché? È molto semplice: perché la necessità di fare i conti con le risorse scarse e con le punizioni inevitabili per i politici inetti (l’incompetenza è la prima forma di corruzione che rende possibile tutte le altre) è stata sciacquata via da un diluvio di soldi pubblici che ha reso la Città eterna uno dei tanti buchi neri delle finanze pubbliche. Sono i politici che hanno creato Carminati e la sua cupola fascio-mafiosa salvando Roma ogni volta che è stato necessario.

Giuseppe Pignatone © GettyImages

Giuseppe Pignatone, capo della Procura di Roma che ha scoperchiato lo scandalo di “Mafia Capitale”

Sono i politici che hanno usato quei soldi per allargare il perimetro dell’amministrazione pubblica soffocando ogni spazio fisico per il libero mercato. Il libero mercato, a Roma, non serve, non ce n’è bisogno. Fino a quando sarà irrorata da contributi pubblici, che bisogno c’è dell’iniziativa privata? La mafia romana ha prosperato perché a Roma non è mai stata fatta mancare la materia prima: i soldi.

Roma è stata salvata per orgoglio nazionale . La capitale d’Italia, già contabilmente fallita nel 2008, non poteva fallire. Bene: quell’orgoglio nazionale è costato agli italiani 4 miliardi negli ultimi cinque anni (i calcoli sono della Ragioneria generale dello Stato). E quei 4 miliardi sono serviti per innaffiare la mafia, cioè i Carminati e quelli che, come lui, nella piscina dei soldi pubblici sguazzano. È una partita di giro: i politici impongono le tasse, i cittadini pagano, i politici pagano i vari Carminati e i vari Carminati li danno ai politici. Ecco spiegata la mafia a Roma.

L’origine nel male sta nella politica . Sta nell’errore, compiuto nel 2008, di non fare fallire Roma, ma di iniettarci soldi a fondo perduto, cioè senza pretendere il risanamento dei conti della città. Tra il 2009 e il 2012 sono stati versati nelle casse della capitale 580 milioni l’anno più 485 milioni nel solo 2013 con l’accollo da parte dello Stato di 115 milioni di debiti.

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A ROMA L’URGENZA DI FARE I CONTI CON
RISORSE SCARSE È STATA SCIACQUATA VIA
DA UN DILUVIO DI SOLDI PUBBLICI

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Salvando Roma, l’Atac, per esempio, ha potuto continuare a essere gestita come uno sgabuzzino invece che come un’azienda e Alemanno ha potuto quasi triplicare i dirigenti della società che dal 2004 al 2013 ha perso 110 milioni di euro l’anno in media. Non c’è nulla, ma proprio nulla, di cui stupirsi se dopo il salvataggio di Roma Alemanno ha potuto assumere 850 persone a chiamata diretta proprio in Atac (più altri mille in Ama) alla quale sono stati pignorati 77 milioni di beni per debiti verso i fornitori uno dei quali ha smesso di manutenere le rotaie dei tram. Il tutto dopo aver scoperto lo scandalo dei biglietti falsi venduti come veri il cui ricavato andava… a chi? A nomi legati a Enrico Nicoletti, boss della banda della Magliana.

Strano? No, non è strano. L’unica stranezza è che finora nell’elenco degli indagati nell’inchiesta Mafia Capitale non ci sia nessun dirigente dell’Atac. Questo sì, è strano. In compenso nella mafia romana sono finite le altre principali società municipalizzate in perdita: Eur Spa e Ama. Quando ci sono troppi soldi in circolazione quelli come Carminati sguazzano . Ecco perché l’inizio della soluzione per Roma è lasciarla fallire, commissariarla, liberalizzare i servizi pubblici, ridurre il bilancio pubblico, abbassare le tasse (Roma ha la Tasi più alta d’Italia dopo Torino) e, soprattutto, smetterla con la retorica dell’orgoglio nazionale. Anche nella retorica i mafiosi ci sguazzano.

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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