Troppi annunci, poche certezze

C'è una sola riforma del lavoro che può dare i risultati sperati: la riduzione immediata, consistente e duratura delle tasse sulle imprese. Punto. La rubrica di questo mese è finita.Adesso provo a spiegare perché.

Dalla famosa riforma Fornero al Job Act di Poletti, le imprese italiane si sono trovate ad avere a che fare con un diluvio di norme, regolamenti, incentivi, eccezioni che le hanno disincentivate ad accedere alle agevolazioni loro riservate. Ugualmente il giovane, la donna o il lavoratore di mezza età in cerca di un’occupazione, sono stati oggetto di una pioggia di leggi contraddittorie che li hanno obbligati a diventare esperti in diritto del lavoro se volevano per accedere ai vari strumenti che lo Stato gli ha messo a disposizione negli ultimi tre anni. E questa non è una cosa seria.

La teoria politica dice che il primo compito dello Stato è quello di produrre sicurezza, non solo per permettere ai cittadini di uscire tranquillamente la sera, ma per dare alle persone la certezza che le regole che vengono stabilite oggi restano le stesse per almeno i dieci anni successivi, cioè, restano le stesse fino a quando un evento traumatico non imponga di cambiarle. Questa è la sicurezza.

Lo Stato italiano fa il contrario: scarica sui cittadini le proprie indecisioni producendo insicurezza sia nelle imprese che nei lavoratori. Un solo esempio, senza addentrarci nei particolari: il Job Act del ministro del Lavoro Poletti è stato annunciato circa due mesi fa, i giornali hanno scritto paginate sui suoi contenuti, si sono fatti dibattiti, interviste e polemiche su ciò che quel provvedimento avrebbe dovuto contenere.

Bene: a oggi il Job Act è un’idea, nient’altro che un’idea. Non c’è nulla. Nulla. Un’impresa, di fronte a un diluvio di informazioni contrastanti riguardanti i vantaggi che una legge futura (forse) le riserverà, ovviamente, non investe e non assume perché non sa se le regole di oggi varranno anche domani. Il modo migliore per creare insicurezza è, perciò, fare annunci e, bisogna ammettere, in questo il governo Renzi è maestro.

Il risultato di tale confusione lo ha fotografato l’Isfol, l’istituto pubblico che si occupa di ricerca nel campo della formazione professionale e del lavoro. Ha chiesto a 1.280 imprese se nei tre anni che vanno dal 2010 al 2012 hanno utilizzato i vari strumenti di politica attiva per il lavoro (formazione, tirocini, sgravi, ecc...) che le varie leggi hanno introdotto. Solo 140 l’hanno fatto, e il 62,5% perché costrette dalla legge stessa, non per decisione volontaria. Il 23% delle aziende interpellate hanno detto di essere interessate comunque a utilizzare gli strumenti che le norme mettono a disposizione per chi vuole assumere personale, ma il 10,4% non conosce quali sono gli strumenti a disposizione e l’8,6% ha provato ad usufruirne ma senza nessun risultato.

Troppi interventi, troppo caos normativo, troppe leggi contraddittorie in poco tempo, troppi annunci, troppa insicurezza producono un solo effetto: lo stallo.

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L'EFFETTO DEL MOLTIPLICARSI DI ANNUNCI

E LEGGI CONTRADDITTORIE E' UNO SOLO:

LO STALLO ASSOLUTO

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Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete. E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti. E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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