Va bene criticare l’Italia, però…

Agli americani noi italiani piacciamo sempre di meno. Basta leggere il Wall Street Journal per rendersene conto. Nel giro di poco più di un mese il quotidiano finanziario più influente del mondo, megafono della city Usa ai cui interessi è, ovviamente, sensibilissima ha dedicato ben cinque articoli (tutti pubblicati con grandissima evidenza) all’Eni. Criticandola. Per motivi veri e reali, addirittura condivisibili. Come, per esempio, quando il giornale di Rupert Murdoch ha pubblicato un articolo riportando le accuse “montanti” da parte degli anziani del Paese contro l’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose del Congo. Dopo sono arrivate le critiche per la firma di un “patto iniziale” per il campo iracheno di Zubair. Poi la sottolineatura che il prezzo calante del gas in Europa danneggerà soprattutto l’azienda energetica guidata da Paolo Scaroni. Poi un articolo sulla rinuncia all’acquisto della concorrente Tullow Plc perché troppo costosa e, infine, uno relativo all’Antitrust europeo che vuole imporre la separazione dell’infrastruttura che trasporta il gas naturale in Europa.
Tutti articoli più che motivati dall’esistenza di una notizia. Però… c’è un però. Occorre sempre tenere presente che è pur vero che per i giornalisti vale l’obbligatorietà dell’azione d’inchiesta (nel senso che quando hanno una notizia la devono pubblicare), ma è altrettanto vero che, data l’impossibilità di scrivere ogni giorno tutto su tutto, si sceglie. E la scelta di occuparsi così spesso della compagnia petrolifera è, appunto, una scelta. Per quanto autonoma e libera. Su quali criteri si basa questa scelta? Beh, sono arcinote le riserve (per usare un eufemismo) dell’amministrazione Obama verso la politica estera dell’Italia che precede un avvicinamento “energetico” con la Russia piuttosto che con gli Usa. Orientamento che si sostanzia nella decisione di non partecipare alla costruzione del gasdotto Nabucco, di ispirazione statunitense, e di continuare a investire in South Stream. I due gasdotti sono alternativi, nel senso che si fanno concorrenza. Wall Street lo sa. E anche il suo Journal.

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.

Senza rete

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete . E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti . E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

Archivio