Disegnare una nuova società, intervista ad Antonio Citterio

Antonio Citterio

Architetto e designer, Antonio Citterio ha fondato con Patricia Viel lo studio Antonio Citterio Patricia Viel and Partners. Tra i suoi ultimi progetti il master plan per l’area Cascina Merlata all’interno del sito di Expo 2015 e la progettazione del Bulgari Hotel di Dubai

Case pensate per favorire la condivisione tra le persone, città più a misura d’uomo per spingere alla riconquista dei centri storici, secondo il celebre architetto, il ruolo del design e dell’urbanistica è fondamentale per la collettività: «La ricerca del bello non si interrompe mai»

L’urbanizzazione è un fenomeno inarrestabile. Secondo le stime dell’Onu, nel 2050 saranno 27 le megalopoli da oltre dieci milioni di abitanti. La terra sarà sempre più popolata e i suoi abitanti risiederanno sempre di più nelle città. Oggi nel mondo vivono 6,4 miliardi di persone: nel 2030 saranno circa 8,5 miliardi, nel 2050 9,7 miliardi e nel 2100 arriveranno a 11,2 miliardi.
La vivibilità dei centri urbani, un tema già oggi all’ordine del giorno, sarà dunque ancora più al centro dell’interesse collettivo. Così come maggiore sarà l’attenzione alla qualità degli spazi dove viviamo e lavoriamo, dove passiamo gran parte del nostro tempo. «Il tema della qualità della vita è sempre stato al centro dei pensieri degli architetti e dei designer. Anche nei periodi di crisi, segnati da grandi tragedie, dalle guerre, dalle difficoltà economiche, il loro approccio alla vita è sempre stato all’insegna della ricerca del bello», sostiene l’architetto Antonio Citterio. Classe 1950, si è formato al Politecnico di Milano ed è stato premiato in due occasioni, nel 1987 e nel 1994, con il Compasso d’Oro-Adi. Il suo studio, Antonio Citterio Patricia Viel and Partners, fondato con Patricia Viel nel 1999, opera a livello internazionale progettando alberghi, complessi residenziali e commerciali, oltre a occuparsi di disegno industriale. Lo studio ha messo a punto i progetti del Technogym Village di Cesena, del Bulgari Hotel di Londra, delle sale lounge e le aree check-in per i passeggeri premium dell’Hamad International Airport di Doha, in Qatar. A Milano portano la sua firma la riqualificazione di Palazzo Aporti, il master plan per l’area Cascina Merlata all’interno del sito di Expo 2015, la sede di Ermenegildo Zegna, il Bulgari Hotel e l’edificio residenziale in via Salaino. Tra le ultime commesse affidate allo studio Antonio Citterio Patricia Viel and Partners figurano la progettazione del Bulgari Hotel di Dubai, attualmente in costruzione, e di due nuove torri per appartamenti a Bangkok, in Thailandia.

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TECNOLOGIA E LOTTA AGLI SPRECHI

SONO GLI STRUMENTI

PER RENDERE GLI SPAZI DI VITA

SEMPRE PIÙ DI QUALITÀ

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Il design e l’architettura aiutano a vivere meglio?
Sì, non vi è dubbio. Oggi la progettazione degli interni non è più considerata, come capitava fino a pochi anni fa, un’arte minore rispetto alla riconoscibilità del singolo edificio. Queste due discipline agiscono su scale differenti, ma sono importanti nella stessa maniera. Gli urbanisti, dinanzi alle impegnative sfide che li attendono, soprattutto a causa dell’aumento della popolazione urbana, danno, infatti, oggi più importanza ai temi della qualità degli interni e dell’abitare. La nostra società guarda con un occhio diverso, prestandogli maggiore considerazione, alla bellezza dei centri storici, alla vivibilità degli appartamenti, all’architettura delle nuove costruzioni residenziali e non. Allo stesso tempo la tradizionale tensione del design e dell’architettura verso l’estetica delle cose abbraccia concetti sempre più di moda come la sostenibilità ambientale, la lotta agli sprechi, la riduzione dei consumi. In parallelo alla trasformazione dei centri storici, tornati a essere come un tempo luoghi di aggregazione, anche grazie alla pedonalizzazione delle vie del centro, all’incremento delle piste ciclabili, al ripopolamento delle aree verdi, anche le abitazioni sono diverse da quelle pensate fino a qualche anno fa.

I progetti 

Come si manifesta questa tensione al bello nel lavoro di un architetto?
La ricostruzione ha riproposto nel secondo Dopoguerra un modello condominiale antico, risalente al XIX secolo. Un lungo corridoio centrale, le stanze posizionate su entrambi i lati e, in fondo, il bagno. In tanti nuovi appartamenti oggi ogni camera ha il suo personale, a riprova di un’attenzione alla privacy fino a pochi anni fa sconosciuta. Il bagno non è più vissuto come avveniva anni fa soltanto come un luogo igienico, uomini e donne vi passano parte del proprio tempo libero, leggono, ascoltano musica. Le dimensioni sono non a caso più ampie, la cura dell’ambiente e dei dettagli è più marcata. Allo stesso modo la cucina è tornata a essere un luogo di convivialità, dove regna la ritualità del cucinare e del mangiare insieme. Nei salotti, un tempo deputati quasi esclusivamente alla visione della televisione, i divani sono più comodi, qui la gente parla, socializza. La televisione è invece sempre più spesso confinata in stanze piccole e meno illuminate, le cosiddette media room. Certo, queste trasformazioni riguardano innanzitutto gli appartamenti di lusso e le nuove costruzioni, ma in fondo la direzione pare segnata e sta dunque influenzando, anche se non sempre, forme di edilizia più accessibili come l’housing sociale. Oggi chi compra una nuova casa guarda con attenzione come è tagliato l’appartamento, la disposizione dei locali, quali sono i livelli di efficienza energetica. Un tempo al centro dell’interesse vi era solo il luogo dove si trovava il condominio, l’appartamento. Oggi non si guarda più solo fuori dal portone ma anche, e forse soprattutto, dentro le mura di casa.

Dinanzi a questa evoluzione delle esigenze della committenza, com’è cambiato il vostro lavoro?
Il modo di lavorare del mio studio non è mutato perché da sempre i nostri progetti partono dal disegno degli interni. Ai clienti, prima di avviare la costruzione dell’edificio, sottoponiamo i modelli in scala degli ambienti, di modo che possano capire come saranno disposti e come potranno utilizzare gli spazi del loro nuovo appartamento. Un altro tema importante è la relazione con l’ambiente circostante. In fase di progettazione, per esempio, siamo sempre attenti a valutare com’è orientato il sole, in modo da decidere qual è lo spazio dell’appartamento che merita la vista sul tramonto o quale la stanza che deve essere illuminata dalla luce del mattino. Questo approccio, che è sempre stato molto apprezzato all’estero, vale anche per gli oggetti di design, pensati non come prodotti a sé stanti, ma sempre a seconda della loro integrazione nell’ambiente che li deve ospitare.

Obiettivo innovazione 

Lo studio Antonio Citterio Patricia Viel and Partners, circa dieci anni fa, è stato tra i primi in Italia a introdurre un nuovo metodo di lavoro, il Building Information Modelling, meglio conosciuto come Bim.
Questo sistema è in grado di tenere sotto controllo il processo decisionale e di gestire in modo integrato programmazione, progettazione, costruzione e gestione del costruito. «Noi lo abbiamo utilizzato per la progettazione e realizzazione di un’opera complessa come il Ponte Expo, che collega la città di Milano e l’area di Expo 2015 tra le due autostrade A4 e A8», ricorda l’architetto Citterio, «il Bim è una piattaforma informatica grazie alla quale è possibile progettare un appartamento, un edificio, un’opera architettonica in 3D: il sistema permette di raccogliere tutte quelle informazioni, caratteristiche tecniche, dimensionali, energetiche e acustiche, decisive per la progettazione e per prefigurare il risultato finale. Il suo punto di forza è la condivisione delle decisioni e del lavoro, sin dal principio, tra tutti gli attori della filiera, dall’esperto in sicurezza a chi si occupa della verifica della normativa, dall’ingegnere al certificatore delle prestazioni».

Quale ruolo gioca l’innovazione?
Oggi la nostra società è sempre più interconnessa e sempre più attenta alla sostenibilità ambientale. La connettività, la domotica, tutto aiuta i designer e gli architetti a rendere le abitazioni più vivibili e funzionali, a rispondere a quei concetti di ecosostenibilità sempre più diffusi tra la gente. Tecnologia e lotta agli sprechi finiscono così per essere degli strumenti a disposizione di architetti e designer per rendere gli spazi dove viviamo sempre più di qualità. Ma è soprattutto l’evoluzione dei materiali a offrire nuove soluzioni e nuove opportunità. Le fonti di illuminazione a led permettono di scegliere luci soffuse e indirette, o di installare delle luci di tre millimetri di spessore a raso del muro del soffitto, una soluzione un tempo impossibile. La luce è utilizzata così non solo per illuminare, ma soprattutto per creare un luogo, uno spazio. Il mercato propone oggi ceramiche di grande dimensione, lastre di un metro per due con spessore di 21 millimetri, utilizzabili con eclettismo e versatilità nell’architettura, nell’arredamento e nel design. I vetri sono più performanti, possono essere fonoassorbenti e garantire un maggior abbattimento di calore. Insomma, la tecnologia ha un ruolo fondamentale perché permette di realizzare prodotti straordinari e unici a prezzi molto più competitivi.

La progettazione di qualità predilige oggi i componenti industriali o punta ancora su un approccio artigianale?
L’introduzione di nuovi processi di progettazione è stato il più grande cambiamento che ha investito l’architettura negli ultimi anni. La produzione industriale è sempre più performante e permette di disporre di componenti di maggiore qualità e a prezzi più contenuti. Per questa ragione l’approccio artigianale al design non ha più ragione di essere nella società odierna, ma finisce per rispondere a una visione romantica della professione oggi anacronistica.

Un tempo i cittadini fuggivano dai centri storici per risiedere nelle periferie delle città alla ricerca di spazi verdi. Oggi le città invece si stanno ripopolando.
Quando mi sono trasferito nella mia attuale casa in via Brera, nel cuore di Milano, la strada, stretta e acciottolata, era tra le più inquinate di tutta la città. Oggi il traffico veicolare è fortemente limitato e qui passeggiano quasi solo i pedoni. Le grandi trasformazioni sono più evidenti nelle città che in campagna. Nei contesti urbani l’attenzione alla vivibilità è diventata uno dei principali impegni delle amministrazioni comunali. Certo, molto lavoro rimane ancora da fare, ma la strada mi pare irrimediabilmente segnata. Io credo da sempre nell’importanza dei grandi parchi nelle città, perché il verde ha bisogno di essere concentrato. A Milano, per esempio, l’area dell’ex Fiera poteva diventare in parte un grande polmone verde della città, ma questo, purtroppo, non è avvenuto. Una nuova occasione si prospetta per la città con i progetti di riqualificazione degli ex scali ferroviari destinati alla demolizione. Vedremo. Credo meno, invece, agli edifici popolati da alberi e piante, ai roof garden, progetti di certo virtuosi, ma che non servono a risolvere il problema della mancanza di verde all’interno dei confini urbani.

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